infertilità Archivi - Mariapia Di Nicola Ginecologo L'Aquila https://www.mariapiadinicola.it/tag/infertilita/ Gravidanza - Menopausa - Pap Test - Contraccezione Tue, 11 Jul 2023 06:24:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.4 Cos’è la prevenzione? https://www.mariapiadinicola.it/2023/07/11/cose-la-prevenzione/ https://www.mariapiadinicola.it/2023/07/11/cose-la-prevenzione/#respond Tue, 11 Jul 2023 06:24:36 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=2193 La prevenzione è un complesso sistema di interventi organizzati per ridurre l’incidenza di una serie di patologie ed esistono vari livelli di prevenzione: PRIMARIA In questo caso lo scopo è eliminare tutti i fattori predisponenti ad una certa malattia: vaccinazioni contro le principali malattie infettive Cura dell’ambiente per eliminare agenti cancerogeni come nel caso dell’amianto […]

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La prevenzione è un complesso sistema di interventi organizzati per ridurre l’incidenza di una serie di patologie ed esistono vari livelli di prevenzione:

PRIMARIA

  • In questo caso lo scopo è eliminare tutti i fattori predisponenti ad una certa malattia:
    vaccinazioni contro le principali malattie infettive
  • Cura dell’ambiente per eliminare agenti cancerogeni come nel caso dell’amianto
  • Educazione sicurezza stradale per ridurre il numero di incidenti oppure l’educazione
    sessuale nelle scuole per ridurre il numero di malattie sessualmente trasmesse e le
    gravidanze indesiderate
  • Individuare ed intervenire sulle abitudini di vita errate, come il fumo, l’alcol e l’obesità.

SECONDARIA

A questo livello sono organizzati tutti i programmi nazionali di screening con lo scopo di individuare precocemente le persone alcune malattie, onde evitarne la progressione e dare al paziente la possibilità di essere curato.

  • Screening della mammella – età compresa tra i 50 e i 69 anni (in alcune regioni il range è 45-69), lo screening si esegue con una mammografia ogni 2 anni.
  • Screening della cervice – età compresa tra i 25 e i 64 anni (prima dei 30 anni si effettua un pap-test ogni 3 anni; dopo i 30 anni si effettua un HPV test ogni 5 anni). Consente di identificare le lesioni tumorali molto precocemente e, nel momento in cui vengono identificate, l’intervallo nei controlli si accorcia e viene integrato con altri esami.
  • Screening del colon – età compresa tra i 50 ed i 69 anni puoi fare lo screening per la prevenzione del tumore al colon-retto: si effettua un test della ricerca di sangue occulto nelle feci.
  • Screening per la prevenzione delle malattie cardiovascolari
  • Screening diabete

TERZIARIA

Ha lo scopo di prevenire il peggioramento e le complicanze di malattie già instaurate come nel caso del diabete, per esempio.

Nel caso specifico della ginecologia sono importanti anche altre forma di prevenzione di cui si parla di meno: prevenzione delle problematiche che causano infertilità attraverso una diagnosi precoce di alcuni tipi di malattie come l’endometriosi; prevenzione di prolassi ed incontinenze attraverso un percorso specifico di riabilitazione nel post-partuum ed in menopausa; prevenzione di osteoporosi, problemi cardiocircolatori e dell’atrofia vulvovaginale attraverso controlli periodici e terapie mirate.

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Prevenzione in menopausa https://www.mariapiadinicola.it/2022/07/28/prevenzione-in-menopausa/ https://www.mariapiadinicola.it/2022/07/28/prevenzione-in-menopausa/#respond Thu, 28 Jul 2022 09:22:05 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1993 “la menopausa è una fase fisiologica della vita” Quante volte abbiamo letto o sentito esprimere questo concetto? Ormai ogni articolo riguardante la menopausa inizia in questo modo e ci spiega di quanto si è allungata la vita media di una donna (nella prima metà del 1900 si raggiungevano mediamente 56 anni, oggi 85) però un […]

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“la menopausa è una fase fisiologica della vita”

Quante volte abbiamo letto o sentito esprimere questo concetto? Ormai ogni articolo riguardante la menopausa inizia in questo modo e ci spiega di quanto si è allungata la vita media di una donna (nella prima metà del 1900 si raggiungevano mediamente 56 anni, oggi 85) però un concetto diventato banale è assolutamente realistico. Le cinquantenni di oggi sono donne spesso impegnate a livello lavorativo, con figli ancora piccoli cui badare ed una vita sociale che vogliono mantenere, sono delle donne multitasking.

In Italia la maggior parte delle donne entra in menopausa tra i 48 ed i 52 anni ma cosa succede quando i livelli ormonali di estrogeni iniziano a scendere? Possono iniziare a manifestarsi irregolarità nelle mestruazioni: possono trascorrere anche 60 gg tra due cicli, può verificarsi uno spotting tra un ciclo e l’altro, i cicli possono diventare frequenti ed e/o emorragici), aumento di peso, riduzione della fertilità.

Qui illustriamo delle condizioni fisiologiche ma vi sono alcuni fattori che possono anticipare l’età della menopausa: il fumo, interventi di isterectomia e/o annessiectomia, condizioni sociali e/o personali di stress psico-fisico.

Quali sintomi si presentano in menopausa?

  • Vampate di calore: la carenza di estrogeni comporta una variazione dei neurotrasmettitori che regolano i livelli della temperatura corporea provocando una dilatazione dei vasi periferici per “smaltire” il calore in eccesso nel corpo. Il motivo per cui sia presente questo sintomo non è chiaro ma alcune condizioni come l’eccesso di peso, situazioni stressanti, ambienti caldi, un’alimentazione troppo ricca di carboidrati.
  • Disturbi del sonno legati anch’essi ad una riduzione dei livelli ormonali sommati a modificazioni nell’ambiente social e famigliare cui la donna deve adattarsi. La “perdita della fertilità” è spesso associata all’invecchiamento e alla perdita della femminilità questa fase di passaggio rappresenta un momento di adattamento difficoltoso a livello psicologico.
  • Dolori articolari sono sempre dovuti alla carenza ormonale che comporta una ridotta formazione di tessuto osseo “nuovo” oltre ad una disidratazione delle cartilagini del corpo, la quale a sua volta porta ad una ridotta lubrificazione delle articolazioni stesse.
  • Secchezza vaginale: Il sintomo che si manifesta più in ritardo è la secchezza di  cute mucose, sempre causata da una diminuzione degli estrogeni che portano ad una riduzione dell’elasticità e ad un assottigliamento dei tessuti. Le modificazioni ormonali possono alterare anche il PH vaginale favorendo l’instaurarsi di infezioni ricorrenti causando quell’insieme di sintomi raccolti nella cosiddetta sindrome genito-urinaria.

Una soluzione possibile per ridurre tutti questi sintomi è una  terapia ormonale sostitutiva, accuratamente personalizzata per migliorare la quotidianità delle donne ma la tecnologia ci ha permesso di avere anche una serie di nuove terapie fisiche LASER TERAPIA RIGENERATIVA (MONNALISA TOUCH), OSSIGENOTERAPIA (CARESS-FLOW), INFILTRAZIONI DI ACIDO IALURONICO che accuratamente applicate in percorsi individuali permettono di migliorare molto la qualità della vita.

 

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Quando fare la prima visita ginecologica? https://www.mariapiadinicola.it/2021/11/18/quando-fare-la-prima-visita-ginecologica/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/11/18/quando-fare-la-prima-visita-ginecologica/#respond Thu, 18 Nov 2021 11:11:28 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1912 Negli ultimi anni devo dire che  capita spesso che delle donne chiamino per chiedere informazioni su quale sia il periodo giusto per portare una figlia dal ginecologo. L’American College da indicazione di sottoporsi alla prima visita ginecologica tra i 13 ed i 15 anni per poi continuare con regolari controlli annuali. Erroneamente pensiamo che la […]

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Negli ultimi anni devo dire che  capita spesso che delle donne chiamino per chiedere informazioni su quale sia il periodo giusto per portare una figlia dal ginecologo.

L’American College da indicazione di sottoporsi alla prima visita ginecologica tra i 13 ed i 15 anni per poi continuare con regolari controlli annuali.

Erroneamente pensiamo che la visita ginecologica inizi ad essere necessaria dopo i primi rapporti sessuali ma non è propriamente così, sono molti i motivi che possono portare una giovane donna dalla specialista.

Nei primi anni dopo il menarca sono frequenti le IRREGOLARITA’ MESTRUALI e le ALTERAZIONI ORMONALI che spesso causano acne, peluria e sovrappeso, una corretta valutazione della ginecologa può permettere di gestire queste alterazioni che, seppur fisiologiche, possono creare difficoltà e disagi nelle adolescenti.

Alcune ragazze hanno poi dei CICLI MESTRUALI DOLOROSI, questa è spesso una condizione fisiologica chiamata DISMENORREA che può però essere corretta con terapie ormonali, antispastici oppure fitoterapici così da rendere i giorni in cui è presente il ciclo più vivibili.

In alcune situazioni però il dolore mestruale è spia di una patologia importante, l’ENDOMETRIOSI che può essere diagnosticata molto precocemente se le giovani vengono controllate.

Una diagnosi precoce in questi casi è importante per limitare gli effetti della patologia sul lungo periodo (dolore, riduzione della qualità della vita, limitazioni lavorative, sociali, infertilità).

Una visita ginecologica in adolescenza può essere importante per verificare il CORRETTO SVILUPPO DEI GENITALI interni ed esterni oltre che per iniziare ad affrontare alcuni dubbi sulla SESSUALITA’ ed iniziare a parlare alle ragazze di CONTRACCEZIONE e MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI.

Le ragazze devono avvicinarsi alla prima visita ginecologica con un atteggiamento recettivo e sereno; molto spesso consiste in un’ecografia trans addominale ed un lungo colloquio in cui si cerca di definire le necessità dell’adolescente ed i eventuali problematiche da gestire.

 

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L’importanza dell’Andrologo in età adolescenziale https://www.mariapiadinicola.it/2021/11/11/andrologia/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/11/11/andrologia/#respond Thu, 11 Nov 2021 11:02:38 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1908 Il Dr. Fabrizio Muzi Andrologo e Sessuologo ci spiega il perché sia importante che i ragazzi in adolescenza imparino a sottoporsi ad una visita specialistica per la valutazione dei genitali. L’andrologia e l’urologia sono al servizio dell’individuo sempre, a tutte le età e non solo dopo i 50 anni per la prevenzione della patologia prostatica. […]

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Il Dr. Fabrizio Muzi Andrologo e Sessuologo ci spiega il perché sia importante che i ragazzi in adolescenza imparino a sottoporsi ad una visita specialistica per la valutazione dei genitali. L’andrologia e l’urologia sono al servizio dell’individuo sempre, a tutte le età e non solo dopo i 50 anni per la prevenzione della patologia prostatica.

L’Andrologo è chiamato a sorvegliare anche il corretto sviluppo puberale durante l’adolescenza. Da alcuni studi statistici si stima che il 30% dei giovani da 0 a 18 anni presenta problematiche della sfera sessuale e riproduttiva. Ruolo del pediatra è in questa disciplina medica quello di scoprire patologie urogenitali già nei primissimi anni di vita e di seguire lo sviluppo maschile anche nella fase puberale. Negli anni sono venuti meno i controlli seppure sommari e generali effettuati durante la visita medica della leva obbligatoria.

È proprio nella fase puberale che il giovane inizia ad essere maggiormente autosufficiente e anche a livello organizzativo si passa da uno stretto controllo pediatrico a quello del Medico di Famiglia.

Molte volte in assenza di una adeguata sensibilizzazione dell’individuo e della sua famiglia ci si accorge della mancanza di una figura sanitaria in grado di “traghettare” il giovane individuo verso il follow up medico che da lì in poi dovrà seguire per tutto il resto della vita. Di solito lo sviluppo puberale inizia tra i 9 e i 14 anni, mediamente a 11 anni, e la sua conclusione è sotto l’influenza di fattori genetici, ambientali, nutrizionali.

Molte patologie andrologiche dell’adulto hanno origine, o si manifestano, proprio durante lo sviluppo puberale: il varicocele, la fimosi e il frenulo breve, il criptorchidismo (testicoli ritenuti), il ridotto sviluppo dei genitali (ipogonadismo).

Tutte queste condizioni possono avere ripercussioni negative sulla sfera sessuale, di relazione e della funzione riproduttiva.

IL VARICOCELE è una delle più frequenti patologie a carico dell’apparato riproduttivo maschile. Si tratta in un rigonfiamento anomalo delle vene del testicolo e coinvolge il 15% circa della popolazione maschile adulta. Il varicocele è causato da un reflusso patologico di sangue dalla vena renale sinistra al testicolo. Ne conseguono ristagno di sangue, aumento della temperatura e scarsa ossigenazione dei tessuti. Il reflusso, infatti, porta a un aumento della pressione nelle vene del funicolo spermatico e fa aumentare la temperatura nella borsa scrotale. Una temperatura di poco inferiore a quella interna è fondamentale per il buon funzionamento dei testicoli: per questo si trovano in una sacca esterna all’addome (scroto). Le grosse varici nello scroto agiscono possono provocare una diminuzione della produzione e della qualità del liquido seminale, arrivando a causare infertilità. Insorge principalmente durante la pubertà, tra gli 11 e i 16 anni, e interessa nel 95% dei casi il testicolo sinistro.

La presenza di un FRENULO CORTO a livello del glande può rendere impossibile la traslazione del prepuzio sul glande. Esso spesso può associarsi alla FIMOSI, definita come “Restringimento” del prepuzio e rappresenta una condizione anatomica in cui le dimensioni del foglietto prepuziale non sono sufficienti per il corretto scorrimento del glande.
Il prepuzio rappresenta il foglietto muco-cutaneo retrattile che avvolge il glande del pene: in caso di fimosi, la stenosi prepuziale impedisce l’apertura del glande, rendendo dolorosi non solo i rapporti sessuali ma anche la semplice.
Il paziente potrebbe incorrere anche in un progressivo restringimento del meato uretra.
In una condizione simile l’igiene risulta difficile e si rischia l’insorgenza di balaniti, cioè infezioni del solco balano prepuziale. Tali infezioni sono causa oltre che di un aggravamento del quadro clinico anche della potenziale insorgenza del carcinoma penieno.

Ultimo ma non per importanza è il TUMORE DEL TESTICOLO. Le cause del cancro al testicolo restano sconosciute, anche se diversi fattori di rischio possono favorirlo. Tra questi, il principale è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno dei testicoli, che resta nell’addome o nell’inguine. Questa condizione aumenta le probabilità di trasformazione maligna delle cellule fino a 10 volte rispetto alla popolazione generale. Le probabilità si riducono ulteriormente se l’anomalia viene corretta chirurgicamente prima dei sei anni di età.
Vanno considerati anche: una storia familiare positiva per questo tumore e il fumo.
Di solito il tumore esordisce con un nodulo, un aumento di volume, un gonfiore o un senso di pesantezza del testicolo. Per questo è importante che TUTTI gli uomini imparino a fare l’autoesame del testicolo palpando l’organo di tanto in tanto per scoprire in tempo eventuali anomalie. Di solito risulta indolore alla palpazione.

Adulti e ragazzi dovrebbero conoscere dimensioni e aspetto dei loro testicoli, esaminandoli almeno una volta al mese.
Questa abitudine può consentire una diagnosi precoce.

Una visita andrologica per un adolescente può essere un valido strumento per sensibilizzare la persona a prendersi cura del proprio benessere fisico e riproduttivo sempre in un’ottica multidisciplinare e integrata.

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Ureaplasma e infertilità https://www.mariapiadinicola.it/2021/08/21/infezione-da-ureaplasma-causa-di-infertilita-sintomi-e-cure/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/08/21/infezione-da-ureaplasma-causa-di-infertilita-sintomi-e-cure/#respond Sat, 21 Aug 2021 10:29:39 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1875 L’ureaplasma è uno tra i più piccoli batteri esistenti al mondo, visibile solamente al microscopio, e può replicarsi nel tratto respiratorio ed urogenitale degli organismi umani. L’ureaplasma è stato spesso considerato uno dei batteri costituente il microbioma vaginale ma, nonostante viva in equilibrio con i nostri tessuti, capita che venga associato ad una serie di […]

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L’ureaplasma è uno tra i più piccoli batteri esistenti al mondo, visibile solamente al microscopio, e può replicarsi nel tratto respiratorio ed urogenitale degli organismi umani.

L’ureaplasma è stato spesso considerato uno dei batteri costituente il microbioma vaginale ma, nonostante viva in equilibrio con i nostri tessuti, capita che venga associato ad una serie di problematiche quando questo equilibrio si rompe. Un rapporto diretto di causa-effetto ancora non è stato definito.

COME SI TRASMETTE L’ UREAPLASMA?

Il batterio viene trasmesso per via sessuale oppure dalla madre al bambino ma solitamente, in questi casi, viene eliminato nel giro di qualche settimana. Nelle persone immuno-compromesse può svilupparsi più velocemente e con sintomi più accentuati.

SINTOMI DELL’ INFEZIONE

In molti casi l’infezione da ureaplasma è asintomatica. In altri può manifestarsi con:

  • Fastidi durante la minzione
  • Pruriti e bruciori vaginali
  • Dolore pelvico
  • Perdite vaginali
  • Cattivo odore

In gravidanza, come ogni altra infezione, deve essere trattata perché potrebbe contribuire ad una
rottura prematura delle membrane, fermo restando che non è stato individuato tra i fattori causali
del parto pretermine.

COME SI CURA?

Quella da ureaplasma è un’ infezione facilmente curabile con una terapia antibiotica. A volte si trovano forme particolarmente resistenti che necessitano di più cicli di terapia.

L’ UREAPLASMA CAUSA INFERTILITA’?

Nel rispondere a questa domanda differenzierei gli effetti sulla fertilità maschile da quelli sulla fertilità femminile.
Nelle donne l’infezione da Ureaplasma sembrebbe essere coinvolta in un’alterazione della funzionalità turbarica. Le donne infertili presentano spesso un’infezione da ureaplasma asintomatica o subclinca (R.Piscopo et Al.JABA Assist Reprod 2020).

In una Meta-analisi di Caifeng Ma del 2021 la coinfezione da Ureaplasma e Mychoplasma Hominis sarebbe il reale fattore di rischio per l’infertilità più che la singola infezione da Ureaplsma.
Negli uomini l’infezione da ureaplasma sembra avere un impatto negativo sulla concentrazione e la morfologia degli spermatozoi come hanno concluso Linda Farhani ed Al. in una Meta analisi del 2021, sempre nella stessa meta-analisi hanno valutato esserci una maggiore prevalenza di infezioni da ureaplasma negli uomini infertili.

In sintesi l’infezione da Ureaplasma va indagata nei casi di infertilità sia negli uomini che nelle
donne, va trattata quando la si rileva mediante tamponi vaginali ma, al momento, non abbiamo
indicazioni per fare uno screening su larga scala per cercarla nelle giovani donne.

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Le emozioni sottostanti all’infertilità (A cura della Dr.ssa Anna Orfanò) https://www.mariapiadinicola.it/2021/05/29/le-emozioni-sottostanti-allinfertilita/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/05/29/le-emozioni-sottostanti-allinfertilita/#respond Sat, 29 May 2021 14:07:50 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1808 L’aspetto psicologico della coppia Il desiderio di un figlio è un momento della vita di coppia che può andare incontro a difficoltà ed imprevisti. Le aspettative e pronostici possono, a volte, essere sovvertiti e gettare nello sconforto la coppia. Aspettative continue che vengono deluse dal riscontro con una realtà crudele, con ripercussioni devastanti che intaccano […]

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L’aspetto psicologico della coppia

Il desiderio di un figlio è un momento della vita di coppia che può andare incontro a difficoltà ed imprevisti. Le aspettative e pronostici possono, a volte, essere sovvertiti e gettare nello sconforto la coppia. Aspettative continue che vengono deluse dal riscontro con una realtà crudele, con ripercussioni devastanti che intaccano la dimensione personale, sociale e relazionale della persona.
Quando una coppia riceve le diagnosi di infertilità e quando successivamente decide di sottoporsi ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), si trovano ad affrontare una crisi non solo all’interno della coppia, ma anche da un punto di vista sociale. Gli interventi di sostegno psicologico permettono di affrontare con nuove risorse lo stress causato dalla diagnosi, la crisi e promuove il benessere della coppia.

La ricerca di un figlio e la delusione del test negativo.

La ricerca di un figlio, la speranza che si ripone ogni mese in quei test, a volte si rivela una ricerca fatta di dolore e delusione. Spesso anche in questo momento della vita, la coppia è lasciata sola in balìa di stati emotivi negativi, vivendo la situazione come un fallimento personale, una maledizione, un’incapacità propria. La tristezza incolmabile, la sensazione di non avere quella potenza creativa o di essere legati a chissà quale problema genetico presente in famiglia, compromettono lo stato emotivo della coppia. Non sempre è facile, per entrambi i partner, parlarne con parenti, amici, esperti, alimentando sensazioni come senso di colpa e vergogna.

Nella nostra società sono tante le iniziative che prevedono corsi, percorsi di sostegno, da quelli pre-parto, alle visite di routine per le gestanti ai corsi per l’allattamento. Al contrario, pochi sono i progetti per le donne e anche per gli uomini che si apprestano a diventare genitori, soprattutto per chi non riesce, in poco tempo e a volte mai se non con la PMA, a realizzare il proprio desiderio. A tal proposito è importante il sostegno psicologico per le coppie, per evitare di cadere nel vortice della disperazione, con conseguente arrendevolezza e depressione. Il desiderio di un
figlio muta e matura nel tempo, rendendo la creazione di un “grembo psichico”. Il bambino immaginario – il figlio desiderato – è una fantasia radicata nell’uomo e nella donna fin dalla prima infanzia e per questo prima di avere una consistenza fisica e reale, ha origine nel modo rappresentazionale e psicologico. (Righetti, Galluzzi, p. 58).

La disinformazione, la ricerca di risposte, la vergogna e il senso di colpa spesso conducono a scelte sbagliate, a ricercare nel web le risposte ai mille dubbi senza chiedere l’aiuto di uno specialista. La paura di apprendere da un medico che possano esserci delle complicazioni, spinge alla ritirata.

La corretta informazione, le attività di prevenzione, l’aiuto di specialisti dovrebbe condurre la coppia a comprendere che a volte dietro quei tentativi falliti, potrebbero esserci dei disturbi facilmente risolvibili o legati magari solo esclusivamente ad aspetti psicologici.

La speranza di diventare madre.

La genitorialità oggi è sempre più vissuta nella solitudine della coppia, rispetto al passato non è condivisa in gruppo o in famiglia, generando preoccupazioni e ansie, percepite con molta intensità emotiva, schivando qualsiasi supporto sociale.
Il rischio è quello che rimanga un mondo in penombra. Infatti, nonostante le iniziative e gli interventi di tutela della maternità, persistono dei fenomeni sommersi tra cui proprio le esperienze di maternità complesse, talvolta irrealizzabili. Il dolore e la sofferenza provati portano spesso alla rinuncia al progetto di diventare genitori.
Esiste anche la possibilità di valutare altre alternative, come la PMA, ma non tutti hanno la possibilità di accedervi a causa dei costi elevati. Altre volte nonostante le tecniche siano sofisticate risultano inefficaci. La coppia vive un momento di smarrimento, il coraggio di fronte a determinate scelte non sempre arriva.
L’orologio biologico che sembra scandire le ore, le opinioni altrui che fanno male, che pesano, poiché magari dall’altra parte nessuno sa che quel figlio non arriva, dei continui aborti o dei trattamenti più disparati, alla ricerca di quella felicità che non arriva. Si auspica ad una comprensione totale di tale aspetto così delicato e taciuto, nel rispetto di chi vive una tale tragedia con enorme frustrazione.
In questa situazione, il primo passo da compiere è arrivare alla consapevolezza, affidandosi ad un psicoterapeuta specializzato in questo percorso. La presa di coscienza dell’impossibilità di realizzare il desiderio di diventare genitori è importante, per elaborare la situazione ed evitare ulteriore sofferenza, legata alla sensazione di fallimento.
L’immagine che le coppie sterili o infertili hanno di sé può essere intaccata in termini di funzionalità e salute fisica: ciò è dovuto principalmente all’impatto che la diagnosi può avere sulla percezione del proprio corpo, ai reali effetti dei trattamenti medici e allo stress che si accompagna ad entrambi questi fattori.

La diagnosi di infertilità

Sterilità e infertilità sono spesso termini che vengono confusi, dunque, è necessario fare chiarezza.
La sterilità è la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri della stessa sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento. Mentre il termine di sterilità primaria si riferisce a persone che non sono mai state in grado di concepire, la sterilità secondaria è l’impossibilità di concepire un secondo figlio dopo aver già concepito e/o portato a termine una normale gravidanza. Questo si verifica in caso di azoospermia, di menopausa precoce o di assenza di utero congenita.
Il termine infertilità, al contrario di sterilità, non si riferisce ad una condizione assoluta, bensì ad una situazione potenzialmente risolvibile e legata ad uno o più fattori interferenti. Secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) può definirsi infertile una coppia che non riesce a concepire dopo 12/24 mesi di rapporti non protetti e mirati. L’ infertilità è un fenomeno che interessa circa il 15-20% delle coppie.

Per quanto concerne l’infertilità i fattori che possono incidere sia nell’uomo che nella donna sono:

  • Età avanzata;
  • Uso di droghe (compreso l’uso di steroidi anabolizzanti nello sport ma anche per il body-building, cioè il doping);
  • Abuso di alcol;
  • Fumo;
  • Infezioni sessuali maschili e femminili;
  • Obesità o magrezza eccessiva (entrambe possono causare squilibri ormonali e mestruali);
  • Carenza di acido folico nelle donne;
  • Fattori psicologici e/o emotivi;
  • Fattori sessuologici (impotenza e vaginismo, in misura minore anche eiaculazione precoce e bassa frequenza di rapporti sessuali).

Nello specifico i fattori femminili sono:

  • Fattore vaginale e cervicale;
  • Fattore tubarico;
  • Endometriosi;
  • Ridotta riserva ovarica;
  • Infertilità endocrina ovulatoria;
  • Poliabortività;
  • Fattore multiplo femminile.

Nello specifico, invece, i fattori maschili per l’infertilità sono:

  • Varicovele;
  • Criptorchidismo;
  • Infezioni;
  • Isufficienza ormonale;
  • Anomalie genetiche;
  • Fattori immunologici.

Indicativamente, il processo diagnostico comprende oltre alla prima visita con lo specialista indagini più mirati per lui e/o per lei.

I passi fondamentali per la coppia dopo la diagnosi

Sia la diagnosi di sterilità sia quella di infertilità provocano una profonda crisi nella coppia, crisi che investe sia l’aspetto relazionale, sociale e la vita privata. Affinché le difficoltà vengano superate è importante per la coppia non sentirsi travolti, in balìa del senso di angoscia. Passi fondamentali per la coppia:

  • confortarsi l’uno con l’altro, la comunicazione con il partner circa i propri sentimenti e le proprie sensazioni aiuta a non sentirsi soli;
  • non alimentare l’odio verso sè stessi per la sensazione di incapacità provata;
  • riconoscere e concedersi la possibilità di ricorrere ad altre tecniche, nella consapevolezza che non si può ottenere con metodi naturali.

Bisogna comprendere come in ogni sofferenza, il processo di elaborazione è faticoso ma deve condurre alla consapevolezza, è importante prendere coscienza dell’idea che non si possono avere figli. Cercare di superare il dolore, una sorta di elaborazione del lutto, poiché anch’esso fa parte della vita e non deve condurre ad uno stato depressivo.
Qualcosa che impedisce di diventare genitori, la sensazione del fallimento, il senso di vergogna sono aspetti di quel dolore che può condurre e sviluppare diverse disturbi, oltre che a mettere in crisi la relazione di coppia.

Sostenersi a vicenda con il proprio partner è fondamentale, la relazione di coppia va salvaguardata ed è il luogo da cui si può ricominciare. Trovare conforto nell’altro e sapere che il dolore è condiviso, vissuto sicuramente in maniera diversa, ma appartiene ad entrambi.
L’appoggio e il sostegno della famiglia, per quanto a volte difficile, non apprezzato, è un’importante risorsa.
Inizialmente risulta deleterio comprendere l’impossibilità di diventare genitori, ciò non dovrebbe arrestare però la possibilità di donare amore, sarà un amore elargito in maniera differente e verso altre persone. Questo aiuta a cercare la propria strada e ad andare incontro alla serenità senza rinunciare alla voglia di accudire.
Si può essere genitori in diversi modi uno tra questi vi è la Procreazione Medicalmente Assistita e l’adozione, riappropriandosi di un dono che è stato sottratto solo biologicamente L’adozione è, non un’opzione, non un ripiego ma, un vero gesto di coraggio e rispetto, verso se stessi e verso chi ha bisogno di essere amato e accudito.
Per la donna è fondamentale non odiarsi, accertare il proprio corpo e non disprezzarlo perché vissuto come incapace di procreare.

La coppia e la PMA

Spesso di comune accordo, dopo i vari accertamenti diagnostici si palesa per la coppia la possibilità di sottoporsi ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita.
I livelli di stress cui è sottoposta la coppia sono elevati, elaborare la situazione e optare per soluzioni mai prese in considerazione, possono facilmente destare smarrimento e rivelare un vero e proprio trauma.
Le emozioni provate sono davvero tante, dai sensi di colpa alla vergogna, inizialmente si passa da un vero e proprio lutto per la perdita di quel figlio tanto desiderato e presente già nell’immaginario dei due partner. Il rischio è di incorrere in un isolamento che conduce a stati depressivi.
La coppia tendenzialmente si chiude nel proprio dolore, la mancanza di comunicazione e di sostegno reciproca è fatale per entrambi. Evitare di parlarne o aver paura che l’altro non voglia affrontare l’argomento infertilità conduce a chiudersi in se stessi, in un continuo logorio.
La rabbia e la percezione del fallimento sono sensazioni normali in una determinata situazione, ma se non adeguatamente riconosciute ed elaborate esasperano una situazione già fortemente compromessa. Si tende ad auto escludersi dalla rete sociale. Sperimentano sensazioni di frustrazione e inadeguatezza, legati al pensiero di essere incapaci, portatori di un difetto che non consente di raggiungere l’obiettivo.
Sia l’uomo che la donna vivono e sperimentano tali emozioni di fronte ad una diagnosi di infertilità, ma tendono a palesare le loro reazioni in maniera del tutto differente.
Gli uomini tendono a sentirsi colpiti nella loro virilità, oltre a questo si aggiunge il senso di colpa per la compagna determinato proprio dai trattamenti e le sofferenze a cui ella dovrà sottoporsi.
L’uomo, spesso subisce un vero e proprio trauma con conseguenti difficoltà sessuali. Non di rado gli uomini tendono a confondere la propria capacità sessuale con la capacità di procreare, minacciando così la propria identità. La donna, invece, si sente incompleta privata della funzione riproduttrice. L’idea di non poter portare in grembo un bambino e creare quella simbiosi di cui tanto si parla, generano sconforto smarrimento e perdita di ogni certezza. La maternità esiste già nell’immaginario femminile in evoluzione per tutto l’arco di vita, definisce le elaborazioni mentali della donna atte alla preparazione psicologica di una possibile gravidanza.
Nell’uomo il bambino viene concepito come duplicazione narcisistica, per la donna invece è un oggetto d’amore che conferma e qualifica la propria identità. Comunque il desiderio di un figlio trova espressione nel desiderio di coppia, terreno comune in cui paternità e maternità confluiscono compiutamente nel concetto di genitorialitò. (Fava, Vizziello, 2003, p.41).

L’infertilità potrebbe essere vissuta come una ferita narcisistica e il superamento dipende dalla personalità dell’individuo e dall’equilibrio di coppia.
La reazione di tipo depressivo è frequente nelle coppie che si trovano ad affrontare tale empasse procreativa. Questo tipo di reazione è dovuta ai fattori di stress e al sentimento di perdita vissuto come un lutto vero e proprio. In questo contesto subentra spesso anche l’isolamento sociale, la non volontà della coppia di rapportarsi con gli altri, soprattutto con chi ha figli, propensi quindi ad evitare tutte le situazioni sociali. Inoltre non si sentono compresi da amici e familiari, che sottovalutano il lutto della coppia poiché non comprendono il senso di perdita vissuto dalla stessa per un figlio mai nato. Questa mancanza di comprensione genera dolore e spinge la coppia alla chiusura con il mondo esterno.
La PMA, fortunatamente prevede tra tecniche di I e II livello, una possibilità di successo per la coppia di diventare genitori. Il motivo che spinge la coppia, la dove possibile, ad optare per la PMA è l’idea di riscontrare in tale tecnica qualcosa di “biologico”, il desiderio di poter sentire il figlio come proprio e vederlo crescere con tratti familiari. (Righetti, Galluzzi, p. 69)

Affidandosi al progresso scientifico si perde spesso quel senso di intimità e l’aspetto naturale della procreazione, così come immaginato dai due partner. Grazie però a queste tecniche la possibilità di diventare genitori non svanisce nel nulla e riaccende la speranza.
La scelta di sottoporsi o meno ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita fortifica l’unione di alcune coppie, che tentano di superare la crisi e lo sconforto contando sulle proprie risorse. In altri casi, invece, i partner si ritrovano in una relazione a due ma distanti l’uno dall’altro, incapaci di reagire insieme, confrontarsi, affrontare il problema e incapaci di giungere alla risoluzione della crisi.

L’aspetto psicologico

Per far fronte alla crisi è necessario un supporto psicologico. Il carico di aspettative e la speranza riposta nelle cure conducono la coppia alla scelta di sottoporsi ai trattamenti medici. Trattamenti che risultano essere invasivi, protratti nel tempo, test interminabili. La sessualità potrebbe essere vissuta come un obbligo, un compito da eseguire in funzione di uno scopo, perdendo il carico di intimità e generando uno stato di tensione.
Le dinamiche che scaturiscono in risposta alle diagnosi di infertilità o sterilità sono svariate e inducono la persona a sperimentare emozioni negative e contrastanti. Il sostegno alla coppia è un intervento che promuove le risorse interne dei due partner e della coppia più in generale per favorirne il benessere relazionale. Gli aspetti da tenere in considerazione sono infiniti, i programmi di PMA prevedono percorsi lunghi senza nessuna garanzia di riuscita. I fallimenti possono acutizzare il vissuto di disperazione che la coppia vive.
La consapevolezza di non poter diventare genitori pervade vari aspetti di vita della coppia, sia a livello personale sia a livello lavorativo e sociale. Auhagen – Stephanos (1993, p.8), l’Autrice asserisce che le donne “ammettono che il loro soverchiante desiderio di un figlio avvelena il loro spazio psicologico interiore”. (Righetti, Galluzzi p. 68)

La coppia dovrà intraprendere un percorso in cui è richiesto impegno, accettazione del problema e il superamento del lutto dell’immagine di sé come genitori e successivamente poter decidere se optare per un programma di PMA.
L’intervento psicologico prevede di alleviare il senso di inadeguatezza nella persona, contrastare i comportamenti disfunzionali che conducono a pensieri distorti della realtà e a reazioni inappropriate di fronte alla ricerca di un figlio che non arriva. Anche dopo aver intrapreso il percorso di PMA o di adozione è comunque opportuno il supporto psicologico per gestire possibili fallimenti o inconvenienti durante il processo e per affrontare al meglio la nuova vita e il nuovo equilibrio che si forma, da coppia a triade.

Bibliografia:

§ Benjamin J., (1988), Legami d’amore – I rapporti di potere nelle relazioni amorose,
Rosenberg e Sellier, Torino, 1991.
§ Bourguignon O., Quelques textes Freudiens sur la famille, Perspective Psychiat. I n. 55,
1976.
§ Freud S., (1905), Tre saggi sulla teoria sessuale, Boringhieri, Torino, 1993.
§ Freud S., (1914), Introduzione al narcisismo, Boringhieri, Torino, 1975.
§ Girard A., Le choix du conjount, P.U.F., Paris, 1974.
§ Lalli N., Le separazioni nel corso del lavoro psicoanalitico, Rivista Europea di Psichiatria,
vol. 2, n. 1, 1990.
§ Lalli N., La relazione terapeutica, Psicobiettivo, n. 1, 1990.
§ Lalli N., Manuale di Psichiatria e Psicoterapia, Liguori, Napoli, 1991.
§ Lalli N., Per un modello teorico-clinico dello sviluppo psichico, A.P. n. 6, 1991.
§ Lemaire J.G., (1979), Vita e morte della coppia, Cittadella Editrice, Assisi, 1989.
§ Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita. Infertilità e tecniche di PMA.
FAQ http://old.iss.it/rpma/index.php?lang=1&id=183&tipo=17
§ Rivista State of mind HTTPS://WWW.STATEOFMIND.IT/TAG/INFERTILITASTERILITA/

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Il dolore delle donne infertili arriva da lontano https://www.mariapiadinicola.it/2021/04/22/il-dolore-delle-donne-infertili-arriva-da-lontano/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/04/22/il-dolore-delle-donne-infertili-arriva-da-lontano/#respond Thu, 22 Apr 2021 16:44:22 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1773 Il dolore delle donne infertili arriva da lontano, affonda le sue radici in una cultura in cui la donna è custode della famiglia e della prosecuzione della stessa mediante la maternità, infatti le donne della Roma antica non avevano un loro nome ma il nome gentilizio, cioè quello della famiglia. Ancora oggi, in tempi in […]

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Il dolore delle donne infertili arriva da lontano, affonda le sue radici in una cultura in cui la donna è custode della famiglia e della prosecuzione della stessa mediante la maternità, infatti le donne della Roma antica non avevano un loro nome ma il nome gentilizio, cioè quello della famiglia.

Ancora oggi, in tempi in cui la scienza ha confermato che le cause di infertilità sono 40% maschili, 40% femminili e 20% inspiegate, le donne della coppia infertile, al momento della diagnosi si sentono ferite, umiliate e provano sentimenti di colpa e vergogna.
Il problema è così sentito che l’istituto superiore di Sanità ha dedicato una pagina sul suo sito agli aspetti psicologici della fertilità.
Quando osserviamo la storia vediamo come l’impossibilità di procreare abbia da sempre
condizionato la vita delle donne: la sterilità era una problematica connotata di rosa; eccetto alcune casi solamente a fine ‘800 Samuel Gross, in un testo scientifico, parla di cause maschili di infertilità.

I testi babilonesi, i papiri egizi, la Bibbia, il Talmud parlano tutti di come le donne “non possano
dare figli agli uomini”.
Rachele fu accompagnata per vent’ anni dalla vergogna della sterilità, così come Sara, Rebecca o Anna che, sebbene amata dal marito, vive la sua condizione di sterilità in maniera drammatica.
La regina Mary, figlia di Enrico VIII, una donna di grande cultura veniva apostrofata come “la regina sterile”.
Lo stesso Enrico VIII ripudiò diverse mogli ed amanti poiché non riusciva ad avere un figlio maschio.
Maria Antonietta di Francia venne per anni venne definita “la prostituta austriaca” vista la difficoltà che aveva a rimanere incinta, peccato che Luigi XVI sembra soffrisse di disfunzione erettile.

Elisabetta I, conosciuta dalla storia anche come la regina vergine, non ebbe eredi ma fece dell’Inghilterra la più grande potenza navale del mondo.
Gli uomini furono per secoli legittimati, ed in alcune culture lo sono ancora, a lasciare le mogli o a sposarne altre se non riescono ad avere figli.

Fortunatamente oggi la consapevolezza delle cause di infertilità sta progressivamente minando le solide radici di questa “colpa tutta al femminile”. Le donne stesse hanno bisogno di elaborare una nuova identità femminile in cui la maternità è una parte del insieme, non la totalità.

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Sintomi dell’Endometriosi https://www.mariapiadinicola.it/2019/10/05/endometriosi/ https://www.mariapiadinicola.it/2019/10/05/endometriosi/#respond Sat, 05 Oct 2019 12:33:31 +0000 http://www.mariapiadinicola.it/?p=1112 L’endometriosi è una patologia cronica che colpisce circa il 10-15% della popolazione femminile per un totale di 3 milioni di donne affette dalla malattia. La diagnosi risulta spesso complessa e quindi ritardata tanto che l’età media della diagnosi oscilla tra i 25 e 35 anni anche se la malattia può iniziare in età più giovanile. […]

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L’endometriosi è una patologia cronica che colpisce circa il 10-15% della popolazione femminile per un totale di 3 milioni di donne affette dalla malattia.

La diagnosi risulta spesso complessa e quindi ritardata tanto che l’età media della diagnosi oscilla tra i 25 e 35 anni anche se la malattia può iniziare in età più giovanile. L’endometriosi consiste nella localizzazione  di isole di endometrio (un tessuto che riveste la cavità dell’utero e che si perde ad ogni mestruazione venendo poi rigenerato per il ciclo successivo) in aree  del corpo diverse dall’interno dell’utero.

Le localizzazioni più frequenti sono le ovaie, alcuni legamenti che collegano l’utero al retto e la vescica ma vi sono anche altre localizzazioni più rare.

Il sintomo principale dell’endometriosi è il dolore: durante la mestruazione, i rapporti, la minzione e la defecazione. Il dolore può essere anche continuo ma si accentua sempre durante il ciclo mestruale. Il dolore persistente incide notevolmente sulla qualità di vita delle donne e comporta spesso una forma più o meno accentuata di depressione.

Una particolare attenzione va fatta nelle donne infertili: nel 40% viene diagnosticata un’endometriosi.

Questo non significa che le donne con endometriosi saranno tutte infertili ma sapere che una donna ha questa patologia aiuta nella programmazione di una gravidanza. Le persone che hanno una sorella o la madre affette da endometriosi hanno un rischio più altro  di manifestare la malattia.

La patologia nei suoi stadi più gravi ( III e  IV) rientra nei LEA per cui le pazienti hanno il riconoscimento di un’esenzione per patologia invalidante.

Una diagnosi tempestiva migliora decisamente la qualità di vita della paziente e permette di prevenirne l’infertilità.

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