diagnosi Archivi - Mariapia Di Nicola Ginecologo L'Aquila https://www.mariapiadinicola.it/tag/diagnosi/ Gravidanza - Menopausa - Pap Test - Contraccezione Sun, 21 Nov 2021 11:56:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.4 Emorroidi: cosa sona e come si curano https://www.mariapiadinicola.it/2021/11/21/emorroidi-cosa-sona-e-come-si-curano/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/11/21/emorroidi-cosa-sona-e-come-si-curano/#respond Sun, 21 Nov 2021 10:27:56 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1921 Oggi la Dr.ssa Alessandra Pescosolido, Chirurgo Generale, ci chiarirà alcuni dubbi sulla patologia emorroidaria. Le domande più frequenti che si pongono le pazienti sono le seguenti: COSA SONO LE EMORROIDI? COME SI FA A CAPIRE SE SONO EMORROIDI? PER QUALE MOTIVO VENGONO LE EMORROIDI? COME SI FA A “SGONFIARE” LE EMORROIDI? COSA SI FA QUANDO […]

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Oggi la Dr.ssa Alessandra Pescosolido, Chirurgo Generale, ci chiarirà alcuni dubbi sulla patologia emorroidaria.
Le domande più frequenti che si pongono le pazienti sono le seguenti:

  • COSA SONO LE EMORROIDI?
  • COME SI FA A CAPIRE SE SONO EMORROIDI?
  • PER QUALE MOTIVO VENGONO LE EMORROIDI?
  • COME SI FA A “SGONFIARE” LE EMORROIDI?
  • COSA SI FA QUANDO SI HANNO LE EMORROIDI?Sentiamo le risposte della Dr.ssa Pescosolido

COSA SONO LE EMORROIDI?

“Le emorroidi sono dei cuscinetti vascolari disposti ad anello all’interno dell’ano che aiutano a mantenere la continenza delle feci e a proteggere la mucosa anale dal passaggio delle stesse. Le emorroidi sono fisiologicamente presenti in ogni persona ma quando si dilatano, prolassano fuori dal canale anale, presentano dei coaguli all’interno possono dare prurito, dolore e sanguinare ed allora si parla di patologia emorroidaria”.

COME SI FA A CAPIRE SE SONO EMORROIDI?

“Le emorroidi infiammate possono dare una serie di sintomi:

  • Prurito
  • Bruciore
  • Sanguinamento
  • Prolasso dei tessuti
  • Tenesmo (dolore durante l’espulsione delle feci)
  • Produzione eccessiva di mucoTutti questi sintomi possono essere dovuti anche ad altre problematiche per cui quando li si avverte è importante rivolgersi ad uno specialista per la diagnosi”.

PER QUALE MOTIVO VENGONO?

“ La causa principale è un indebolimento graduale del tessuto che che circonda le emorroidi, i vasi sanguigni perdono in questo modo sostegno e scivolano all’esterno del canale anale con la mucosa che li ricopre, questo scivolamento si può avere anche per un’alterazione del flusso sanguigno all’interno dei vasi che causa un rigonfiamento dei cuscinetti emorroidari. I tessuti cosi esposti subiscono traumi ripetuti al passaggio delle feci e questo genera uno stato infiammatorio responsabile della sintomatologia”.
C’è qualcosa che si può fare per prevenire la malattia emorroidaria Dr.ssa Pescosolido?
“Vi sono poi alcune abitudini che predispongono alla malattia: famigliarità, una dieta povera di acqua e fibre, stitichezza, diarrea, il fumo, alcuni sport (ciclismo, equitazione, spinning)”.

COME SI FA A “SGONFIARELE”?

“Innanzitutto bisogna modificare il proprio stile di vita: bere almeno 2 L di acqua al giorno, seguire una dieta ricca di fibre, curare l’igiene, evitare cibi speziati, piccanti, alcolici, il fumo, non trattenere lo stimolo di andare in bagno e dedicarsi ad un’attività fisica leggera. Vi sono poi una serie di terapie che possono ridurre i sintomi ed il gonfiore: alcune piante esercitano un’ottima azione nel trattare le emorroidi: il rusco, il cipresso, l’amamelide e l’iperico ma se la sintomatologia è intensa vengono utilizzati farmaci locali (creme, olii, supposte) anestetici locali e creme  al cortisone associate ad emollienti e rinfrescanti.”

COSA SI FA QUANDO SI HANNO LE EMORROIDI?

Rivolgersi ad un medico proctologo che possa valutare il grado delle emorroidi (esistono vari livelli di gravità e agli stadi più avanzati potrebbe essere necessario l’intervento del chirurgo). L’automedicazione può essere utile per gestire i sintomi appena insorgono ma è raccomandabile che il problema venga seguito dallo specialista.”

Ringraziamo la Dr.ssa per il tempo che ci ha dedicato e l’aspettiamo per parlarci del COLON IRRITABILE.

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Ti capita di avere delle irregolarità mestruali? https://www.mariapiadinicola.it/2021/04/30/ti-capita-di-avere-delle-irregolarita-mestruali/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/04/30/ti-capita-di-avere-delle-irregolarita-mestruali/#respond Fri, 30 Apr 2021 16:02:11 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1789 Quando il ciclo viene definito regolare? Un ciclo mestruale mediamente dura 28 giorni (il ciclo lunare appunto), tra l’undicesimo ed il sedicesimo giorno si dovrebbe verificare l’ovulazione. Le perdite di sangue mestruale  dovrebbero durare mediamente tra i 3 ed i 5/6 giorni (35-80 mL di sangue). N.B. Il conteggio dei giorni inizia sempre dal primo […]

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Quando il ciclo viene definito regolare?

Un ciclo mestruale mediamente dura 28 giorni (il ciclo lunare appunto), tra l’undicesimo ed il sedicesimo giorno si dovrebbe verificare l’ovulazione. Le perdite di sangue mestruale  dovrebbero durare mediamente tra i 3 ed i 5/6 giorni (35-80 mL di sangue).
N.B. Il conteggio dei giorni inizia sempre dal primo giorno di mestruazioni.

Ovviamente non in tutte le donne il ciclo ormonale è così preciso e matematico poiché la prima
metà del ciclo (quella prima dell’ovulazione) può essere variabile, per cui abbiamo donne che l’hanno corta e donne che l’hanno più lunga.
Un ciclo viene considerato normale e regolare se dura tra i 22 ed i 36 giorni, qualora si verifichino due cicli a meno di 21 giorni oppure a più di 36 giorni in maniera ripetuta bisogna capire perché ciò succede.

Quando c’è un sanguinamento tra due cicli o dopo un rapporto sessuale, oppure in menopausa è
bene sempre verificare che non vi siano patologie per cui sono necessarie delle terapie.

Le cause più frequenti di irregolarità mestruali possono essere:

Squilibri ormonali, formazioni polipoidi dell’endometrio, fibromi/miomi uterini, alterazioni della coagulazione, infezioni della cervice, gravidanza, sindrome dell’ovaio policistico, patologie del metabolismo oppure tumori degli organi genitali.

Nel periodo dell’adolescenza e della premenopausa l’instabilità della produzione ormonale può avere come effetto sull’endometrio dei sanguinamenti anomali o delle irregolarità nelle
mestruazioni.

Una visita ginecologica completa di controllo ecografico ed eventualmente qualche esame del
sangue possono essere sufficienti per fare una diagnosi ed impostare una terapia.
Vi sono poi delle irregolarità mestruali che non hanno una causa fisiologica o anatomica vera e
propria ma possono essere legate all’assunzione di alcuni tipi di farmaci (antiemetici, chemioterapici, antipertensivi, antidepressivi, la stessa pillola anticoncezionale) oppure a delle
importanti aumenti o riduzioni del peso corporeo o, ancora, ad un’ intensa attività fisica che riduce eccessivamente la massa grassa.

Infine segnaliamo una causa importante: lo stress prolungato, una situazione che causa una
produzione di alcuni ormoni che alterano i bioritmi del corpo.
In questi ultimi l’unico modo per è cambiare le proprie abitudini di vita!

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Come si diagnosticano le disfunzioni sessuali? https://www.mariapiadinicola.it/2020/10/02/come-si-diagnosticano-le-disfunzioni-sessuali/ https://www.mariapiadinicola.it/2020/10/02/come-si-diagnosticano-le-disfunzioni-sessuali/#respond Fri, 02 Oct 2020 11:56:52 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1583 La diagnosi di disfunzioni sessuali necessita di una valutazione accurata e multidisciplinare. Il medico deve valutare se sono presenti alterazioni anatomiche o funzionali dell’apparato genitale, se sono presenti malattie sessualmente trasmesse o infezioni di altro genere che vanno trattate. Un elemento importante è capire se vi sono patologie sistemiche come l’endometriosi, la fibromialgia, malattie reumatiche, […]

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La diagnosi di disfunzioni sessuali necessita di una valutazione accurata e multidisciplinare.
Il medico deve valutare se sono presenti alterazioni anatomiche o funzionali dell’apparato genitale, se sono presenti malattie sessualmente trasmesse o infezioni di altro genere che vanno trattate.
Un elemento importante è capire se vi sono patologie sistemiche come l’endometriosi, la fibromialgia, malattie reumatiche, diabete ed altre malattie che possono incidere sulle varie fasi della risposta sessuale.
In diverse situazioni ci sarà necessità anche di effettuare degli esami del sangue. L’utilizzo di alcuni farmaci, in particolare ansiolitici, antidepressivi, antiacidi può condizionare la sessualità.

Lo psicoterapeuta deve altresì valutare la storia personale: le relazioni dell’infanzia, i tratti della personalità, la presenza di ansia o depressione, il livello di autostima, le precedenti esperienze sessuali, la relazione con il partner, l’ambiente in cui la persona vive (famigliare, lavorativo, sociale).

In alcuni tipi di disfunzioni sessuali è fondamentale anche la valutazione di un riabilitatore del pavimento pelvico che possa valutare il grado di contrattura della muscolatura del bacino, in alcuni casi corresponsabile del dolore avvertito durante i rapporti.

Un elemento fondamentale in qualunque forma di diagnosi è la valutazione del partner, quando è presente, poiché una disfunzione sessuale risulta comunque un problema della coppia. I partner possono essere valutati insieme o separatamente in base alla necessità.
Quando ci troviamo di fronte una coppia, nella parte diagnostica iniziale, è fondamentale riuscire a capire quanto entrambi siano motivati a risolvere il problema poiché se uno dei due partner ostacola il processo terapeutico quest’ultimo sicuramente non sarà ottimale.

Un passo importante nella diagnosi è caratterizzare in maniera puntuale il sintomo principale: definirne le caratteristiche, i tempi di insorgenza, le modalità di evoluzione così da poterlo inquadrare e poter definire di cosa si tratta nello specifico. Una volta fatto questo è possibile iniziare una terapia.

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Come curare i Fibromi? https://www.mariapiadinicola.it/2020/05/09/come-curare-i-fibromi/ https://www.mariapiadinicola.it/2020/05/09/come-curare-i-fibromi/#respond Sat, 09 May 2020 12:42:04 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1433 Quando bisogna curare i fibromi? I fibromi vanno curati quando causano dei sintomi; quando ciò non succede è possibile attivare una strategia di attesa e valutazione nel tempo delle dimensioni. Alcuni fibromi restano di dimensioni stabili, altri crescono rapidamente sotto la stimolazione ormonale. La menopausa solitamente ne rallenta o blocca la crescita venendo a mancare […]

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Quando bisogna curare i fibromi?

I fibromi vanno curati quando causano dei sintomi; quando ciò non succede è possibile attivare una strategia di attesa e valutazione nel tempo delle dimensioni.
Alcuni fibromi restano di dimensioni stabili, altri crescono rapidamente sotto la stimolazione ormonale. La menopausa solitamente ne rallenta o blocca la crescita venendo a mancare la produzione ormonale.

Terapie per la cura dei fibromi:

Al momento abbiamo a disposizione diversi tipi di terapie:

  • Mediche
  • Chirurgiche
  • Radiologiche

Terapia medica

Tra le terapie mediche abbiamo a disposizione l’acido treanexamico, gli antiinfiammatori non steroidei (FANS) e la pillola anticoncezionale che possono essere assunti quotidianamente sotto forma di compresse; i sistemi intrauterini contenenti Levonorgestrel (IUD): si tratta di spirali che vengono inserite dal ginecologo all’interno dell’utero e sostituite ogni tre anni; infine gli analoghi delle gonadotropine (GnRH) che vengono somministrati tramite iniezioni intramuscolo e possono essere utilizzati per brevi periodi (3/6 mesi).

Terapia chirurgica

Gli interventi chirurgici possono essere di tre tipi:

  1. La miomectomia mediante la quale vengono asportati i soli fibromi e solitamente viene riservata a donne giovani che hanno desiderio di maternità;
  2. l’isterectomia che consiste nell’asportazione dell’intero utero ed è limitata ai
    casi in cui i fibromi siano molto grandi ed abbiamo alterato eccessivamente l’anatomia dell’organo.
  3. l’isteroscopia viene utilizzata unicamente per i fibromi che spuntano nella
    cavità uterina: con una telecamera si entra all’ interno dell’ utero e, mediante
    uno strumento apposito si rimuove il fibroma tagliandolo in piccoli pezzi.

Gli interventi sono indicati nei casi in cui i sintomi siano particolarmente accentuati e la paziente non abbia risposto alla terapia medica; possono essere eseguiti per via laparotomica (con un’incisione trasversale a livello della rima dei peli pubici) o per via laparoscopica (utilizzando degli accessi a livello dell’ombelico e delle due fosse iliache tramite cui inserire degli strumenti tramite i quali si rimuovono i fibromi).

Terapia Radiologica

Gli interventi di Radiologia Interventistica sono di due tipi:

L’embolizzazione dell’arteria uterina consiste nel bloccare il flusso di sangue che arriva al fibroma iniettando nei vasi una soluzione particolare. L’accesso avviene inserendo un piccolo catetere all’interno del vaso di una gamba, viene eseguito in anestesia locale da un radiologo interventista. Quando i fibromi sono grandi può essere presa in considerazione.

Altre due tecniche usano la Risonanza Magnetica che permette di guidare degli aghi al centro del fibroma per poi inviare l’energia emessa da un laser o degli ultrasuoni in modo da distruggere la formazione.

Una terapia univoca per il trattamento dei fibromi non esiste: va personalizzata ed adattata nel tempo in funzione dei sintomi e delle dimensioni del fibroma.

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Fibromi Uterini, i principali Sintomi https://www.mariapiadinicola.it/2020/05/03/fibromi-uterini-i-principali-sintomi/ https://www.mariapiadinicola.it/2020/05/03/fibromi-uterini-i-principali-sintomi/#respond Sun, 03 May 2020 09:23:51 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1423 I fibromi uterini sono delle formazioni benigne di tessuto muscolo-connettivale che si sviluppano principalmente in donne fertili. L’ISS riporta una prevalenza di circa il 30% ma dopo i 50 anni questa percentuale sembra salire anche fino al 70%. La causa dei fibromi non è conosciuta ma si pensa che si tratti di tessuti che rispondono […]

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I fibromi uterini sono delle formazioni benigne di tessuto muscolo-connettivale che si sviluppano principalmente in donne fertili. L’ISS riporta una prevalenza di circa il 30% ma dopo i 50 anni questa percentuale sembra salire anche fino al 70%.
La causa dei fibromi non è conosciuta ma si pensa che si tratti di tessuti che rispondono in maniera alterata alla stimolazione ormonale.
Non sembra esserci una componente ereditaria ma sicuramente è presente una predisposizione famigliare.

Alcuni fattori predispongono all’insorgenza:

  • il fatto di non aver avuto figli
  • il menarca precoce
  • l’etnia africana
  • l’obesità
  • l’ipertensione arteriosa
  • il diabete
  • la polimenorrea.

La diagnosi di fibroma viene fatta attraverso la visita e l’ecografia pelvica mediante le quali è possibile individuare la formazione e dove è localizzata; esistono infatti tre tipi di fibromi: sottosierosi, sottomucosi e intramurali classificati in base alla loro localizzazione nella struttura dell’utero.
Quando conosciamo le dimensioni e la posizione è più semplice inquadrare la sintomatologia che può essere molto variabile, in modo da impostare una terapia.

I sintomi possono essere:

  • Dolori durante i rapporti sessuali:
  • Sanguinamenti
  • Anemia
  • Sanguinamenti tra un ciclo ed il successivo
  • Mal di schiena
  • Infertilità
  • Urgenza nell’urinare
  • Problemi ostetrici

I fibromi non necessitano sempre di terapia: quando sono di piccole dimensioni (2/3 cm) e non causano sintomi possono anche essere tenuti sotto controllo nel tempo monitorandone la crescita che inesorabilmente, con l’arrivo della menopausa, nella maggior parte dei casi si blocca.
Qualora, invece, tendano a crescere oppure diano problemi di emorragie o dolori da compressione è necessario trattarli. Al momento abbiamo a disposizione sia terapie mediche che chirurgiche.

Raccomandazioni SIGO 2017
Istituto Superiore di Sanità

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Cosa sapere sull’Atrofia vulvo-vaginale https://www.mariapiadinicola.it/2019/05/14/cosa-sapere-atrofia-vulvo-vaginale/ https://www.mariapiadinicola.it/2019/05/14/cosa-sapere-atrofia-vulvo-vaginale/#respond Tue, 14 May 2019 12:52:53 +0000 http://www.mariapiadinicola.it/?p=1007 Atrofia vulvo-vaginale, vaginite atrofica, atrofia vulvare, atrofia vaginale, atrofia in menopausa, possiamo chiamarla in molti modi ma fondamentalmente il problema è lo stesso. La carenza di ormoni femminili causa un assottigliamento delle mucose ed un’alterazione dell’ecosistema vaginale che possono comportare: una maggiore predisposizione alle infezioni bruciore vaginale e/o vulvare Dolore durante i rapporti sessuali Incontinenza […]

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Atrofia vulvo-vaginale, vaginite atrofica, atrofia vulvare, atrofia vaginale, atrofia in menopausa, possiamo chiamarla in molti modi ma fondamentalmente il problema è lo stesso. La carenza di ormoni femminili causa un assottigliamento delle mucose ed un’alterazione dell’ecosistema vaginale che possono comportare:

  • una maggiore predisposizione alle infezioni
  • bruciore vaginale e/o vulvare
  • Dolore durante i rapporti sessuali
  • Incontinenza urinaria
  • Perdite bianche vaginali
  • Sanguinamento durante i rapporti sessuali
  • Stimolo frequente ad urinare
  • Prurito vulvare e/o vaginale
  • Secchezza vaginale

L’atrofia colpisce circa una donna su due in postmenopausa ma non riguarda solamente loro ma anche le donne che hanno subito interventi per tumori, donne che utilizzano la pillola da molto tempo, donne che allattano, donne in menopausa precoce. Questo tipo di disturbo è ancora poco diagnosticato e poco considerato nonostante negli ultimi anni la consapevolezza delle donne sull’ argomento stia aumentando.
La componente psicosociale va considerata quando si parla di questo disturbo poichè l’autostima, l’immagine corporea, la personalità, l’importanza attribuita alla sessualità, l’ambiente lavorativo, sociale e culturale sono elementi importanti per impostare una corretta terapia.

Terapie:

Le terapie mediche e fisiche per l’atrofia sono molteplici:

  1. Lubrificanti – idratanti
  2. Terapie ormonali sostitutive
  3. Terapie fisiche con laser
  4. Elettroporazione
  5. Radiofrequenza
  6. Probiotici fitoterapici

Non esiste una terapia unica ma un approccio multimodale ed integrato, in cui possiamo usare un’associazione di terapie. Vorrei sottolineare che le donne che hanno avuto un tumore e devono fare i conti con la secchezza vaginale causata dai percorsi terapeutici e di prevenzione delle recidive del tumore possono essere sottoposto a terapie fisiche ma possono avvalersi anche di alcune terapie sostitutive qualora siano clinicamente guarite. I sintomi dovuti all’atrofia possono alterare la qualità della vita ma quello che viene notevolmente limitato è la vita sessuale e la qualità del rapporto con il partner. Curare l’atrofia spesso significa anche recuperare un rapporto di coppia appagante e soddisfacente. Utilizziamo tutti questi strumenti per recuperare la nostra sessualità e migliorare la qualità di vita.

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10 Domande sulla Vulvodinia https://www.mariapiadinicola.it/2019/03/06/10-domande-sulla-vulvodinia/ https://www.mariapiadinicola.it/2019/03/06/10-domande-sulla-vulvodinia/#respond Wed, 06 Mar 2019 09:05:42 +0000 http://www.mariapiadinicola.it/?p=912 1) Cos’è la vulvodinia? Una patologia che si manifesta attraverso un dolore sulla vulva (genitali esterni femminili) senza che si possa individuare una causa specifica come infezioni, eczemi, lichen, etc. 2) Quali sono le cause della vulvodinia? Le cause precise non sono conosciute, si tratta di una ipersensibilizzazione delle terminazioni nervose che raggiungono la superficie […]

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1) Cos’è la vulvodinia?

Una patologia che si manifesta attraverso un dolore sulla vulva (genitali esterni femminili) senza che si possa individuare una causa specifica come infezioni, eczemi, lichen, etc.

2) Quali sono le cause della vulvodinia?

Le cause precise non sono conosciute, si tratta di una ipersensibilizzazione delle terminazioni nervose che raggiungono la superficie della vulva e che registrano qualunque segnale ricevano come dolore.

3) Quali sono i sintomi della vulvodinia?

Il sintomo prevalente è il dolore che può presentarsi in varie forme, dal piccolo fastidio ad un bruciore intenso, può essere spontaneo o provocato, localizzato o generalizzato all’intera vulva. Lo stress ed i rapporti sessuali possono peggiorare la sintomatologia.

4) Come appare la vulva?

La cute e le mucose che rivestono la vulva appaiono assolutamente normali e questo permette di fare diagnosi differenziale con alte patologie.

5) Come si può fare diagnosi di vulvodinia?

La diagnosi si può fare attraverso la descrizione dei sintomi fatta dalla paziente, escludendo altre patologie. Si può utilizzare un cotton fioc con il quale si stimolano le diverse aree della vulva per evocare il dolore. Una biopsia potrebbe essere utile per escludere qualche patologia associata ma non è necessaria per la diagnosi di vulvodinia.

6) La vulvodinia si può curare?

La cura per la vulvodinia è un percorso complicato ma le pazienti possono essere aiutate attraverso dei percorsi specifici che limitano la sintomatologia. Bisogna però avere la consapevolezza che si tratta di trattamenti che si sviluppano nel lungo periodo attraverso adattamenti continui.

7) Come posso prevenire la sintomatologia?

Le misure principali possono essere eliminare detergenti aggressivi, profumi, salviettine, assorbenti profumati, tutto ciò che può essere irritante per la superficie della vulva; inoltre si può utilizzare un gel alla lidocaina (un anestetico locale) per aiutarsi nei casi più lievi ad attenuare il dolore. Utilizzarlo una mezz’ora prima del rapporto può aiutare a ridurre il disconfort. Si possono utilizzare inoltre esercizi specifici per il pavimento pelvico, farmaci neurolettici ed infiltrazioni locali di antiinfiammatori.

8) La vulvodinia è contagiosa?

Fortunatamente è una condizione non contagiosa e non mette in pericolo di vita.

9) Come può aiutarsi chi soffre di vulvodinia?

Le persone affette da vulvodinia dovrebbero cercare di eliminare dalla propria vita tutto ciò che causa loro stress, dovrebbero evitare il contatto dei vestiti con l’area genitale. Un elemento fondamentale è la comunicazione con il partner per fargli comprendere il dolore che si prova durante il rapporto sessuale in modo da studiare delle modalità e trovare dei lubrificanti che
limitino il disconfort.

10) La vulvodinia è ereditaria?

No, questa patologia non è ereditaria.

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Herpes Genitale https://www.mariapiadinicola.it/2019/03/05/herpes-genitale/ https://www.mariapiadinicola.it/2019/03/05/herpes-genitale/#respond Tue, 05 Mar 2019 17:54:26 +0000 http://www.mariapiadinicola.it/?p=902 L’Herpes genitale è un’infezione cronica causata da due tipi di virus: HSV-1 e HSV-2 il quale tende ad essere maggiormente responsabile di lesioni genitali. In molte persone l’ infezione non viene diagnosticata poichè può risultare asintomatica oppure viene trattata sui singoli episodi acuti ma non viene impostata una terapia a lungo termine, in questo modo […]

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L’Herpes genitale è un’infezione cronica causata da due tipi di virus: HSV-1 e HSV-2 il quale tende ad essere maggiormente responsabile di lesioni genitali.

In molte persone l’ infezione non viene diagnosticata poichè può risultare asintomatica oppure viene trattata sui singoli episodi acuti ma non viene impostata una terapia a lungo termine, in questo modo la diffusione del virus risulta più semplice e veloce.

Questo accade poichè la diagnosi di Herpes può essere difficoltosa visto che in molte persone non sono presenti le vescicole o le lesioni tipiche dell’infezione: piccole ulcere con fondo ricoperto di materiale bianco.

L’Herpes di tipo 2 tende a dare più spesso recidive per questo per la diagnosi di infezione sarebbe raccomandabile un test di laboratorio per identificare l’infezione ed il tipo di agente responsabile.

Una volta contratta l’infezione, dopo circa una settimana, sono rilevabili anticorpi in circolo nel sangue: quelli contro il tipo 2 sono indicativi di Herpes contratto per via genitale mentre per quelli di tipo 1 è più complicato valutare l’ origine visto che spesso si manifesta anche a livello labiale. Nelle persone in cui si rileva l’infezione bisognerebbe effettuare anche un test per l’HIV.

La terapia consiste nella somministrazioni di antivirali (Acyclovir, valacyclovir, Famcyclovir), i quali attenuano la sintomatologia ed i segni di un’infezione acuta ma non hanno effetto nell’eradicazione dei virus latenti oppure nell’evitare le recidive che possono comunque essere ridotte del 70-80% utilizzando dei corretti schemi di antivirali.

La terapia soppressiva dovrebbe essere raccomandata anche nei partner di persone con episodi acuti di infezione erpetica, nei sieropositivi e nelle persone che hanno partner multipli.

Durante le fasi acute sarebbe consigliabile utilizzare il preservativo durante i rapporti sessuali oppure evitarli.

La diagnosi di infezione erpetica potrebbe generare ansia per cui si consiglia un colloquio approfondito in cui parlare della storia naturale del virus, delle eventuali recidive e della trasmissione per via sessuale, dell’importanza di astenersi dai rapporti sessuali, di informare il partner e del grado di efficacia della terapia.

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