Gravidanza Archivi - Mariapia Di Nicola Ginecologo L'Aquila https://www.mariapiadinicola.it/category/news-eventi/gravidanza/ Gravidanza - Menopausa - Pap Test - Contraccezione Sun, 20 Nov 2022 16:58:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.4 Il Tampone Vaginale https://www.mariapiadinicola.it/2022/11/20/il-tampone-vaginale/ https://www.mariapiadinicola.it/2022/11/20/il-tampone-vaginale/#respond Sun, 20 Nov 2022 16:58:36 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=2150 Il tampone vaginale è un esame semplice ed indolore che viene usato in maniera diffusa e frequente per poter diagnosticare in maniera specifica un’infezione. Il tampone è consigliabile quando si hanno pruriti, bruciori, secrezioni vaginali, secchezza vaginale, dolori durante i rapporti sessuali. Viene richiesto anche in caso di percorsi di fecondazione assistita per escludere alcune […]

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Il tampone vaginale è un esame semplice ed indolore che viene usato in maniera diffusa e frequente per poter diagnosticare in maniera specifica un’infezione.
Il tampone è consigliabile quando si hanno pruriti, bruciori, secrezioni vaginali, secchezza vaginale, dolori durante i rapporti sessuali. Viene richiesto anche in caso di percorsi di fecondazione assistita per escludere alcune tipologie di infezioni.
Il prelievo può essere eseguito tramite due modalità:

  • Un prelievo vaginale in cui mediante un cotton fioc di prelevano delle secrezioni dal fondo della vagina.
  • Un prelievo cervicale in cui le secrezioni sono raccolte dal collo dell’utero. Nella maggior parte dei casi, per maggiore accuratezza diagnostica, si eseguono entrambi.

Attraverso un tampone vaginale vengono rilevati: Streptococco beta emolitico B o
D, Stafilococco, Candida, Gardnerella, Gonococco, Chlamydia, Mycoplasmi. Trichomonas ed altri germi comuni.
In questi casi è necessario un tampone cervicale che deve essere effettuato tramite l’inserimento di uno speculum. Prima di sottoporsi ad un tampone l’ideale sarebbe seguire alcune norme di condotta nelle 24 ore precedenti al prelievo:

  • Non effettuare lavande vaginali
  • Non inserire ovuli o crema
  • Evitare di immergersi in acqua (bagno)
  • Evitare i rapporti sessuali
  • Aspettare almeno 7 giorni dalla fine dell’ ultimo antibiotico assunto qualora si stia seguendo una terapia antibiotica.

Il tampone si può eseguire durante la gravidanza quando ho dei sintomi che mi posso far pensare ad un’infezione oppure, in maniera routinaria secondo le Raccomandazioni del
Ministero della Salute, alla 35 esima settimana per individuare la presenza di un batterio: lo streptococco Beta-emolitico che potrebbe causare infezioni al bambino. In questo caso la paziente viene sottoposta anche ad un tampone rettale e ad un’urinocoltura per verificare che il batterio sia assente in qualunque distretto della pelvi.

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Reflusso in gravidanza https://www.mariapiadinicola.it/2021/06/10/reflusso-in-gravidanza/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/06/10/reflusso-in-gravidanza/#respond Thu, 10 Jun 2021 19:53:16 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1827 Il reflusso è causato dalla risalita degli acidi gastrici dallo stomaco fino alla gola ed è un disturbo molto frequente in gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre, periodo in cui ne soffrono mediamente l’ 80% delle donne. La sintomatologia si presenta prevalentemente di notte quando ci si trova in posizione sdraiata. La sintomatologia si risolve spontaneamente […]

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Il reflusso è causato dalla risalita degli acidi gastrici dallo stomaco fino alla gola ed è un disturbo molto frequente in gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre, periodo in cui ne soffrono mediamente l’ 80% delle donne. La sintomatologia si presenta prevalentemente di notte quando ci si trova in posizione sdraiata.
La sintomatologia si risolve spontaneamente dopo la nascita del bambino.

Le cause del reflusso in gravidanza sono molteplici:

  1. L’aumento del progesterone, un ormone che rallenta la muscolatura dell’esofago, dello stomaco e rilassa gli sfinteri, favorendo la risalita dei succhi gastrici.
  2. L’aumento delle dimensioni del bambino che porta il fondo uterino a comprimere lo stomaco e facilitare la spinta del cibo verso l’alto.
  3. Una non corretta alimentazione: caffè, carni e formaggi grassi, pomodori, peperoni, agrumi, alimenti fritti, peperoncino, spezie, cioccolato, insaccati e cibi in scatola, legumi sono difficili da digerire.
  4. Condizioni stressanti

Il sintomo principale del reflusso è il bruciore a livello dello stomaco ma potrebbero essere presenti anche tosse, dolore toracico, difficoltà nella deglutizione, laringite, faringite, sinusite, raucedine, erosioni ai denti, sensazione di peso.

Per cercare di controllare questo fastidioso disturbo vi sono farmaci appositi (integratori delle vitamine del gruppo B associate ad altri elementi, alginati che creano un film protettivo) oppure estratti di carciofo e finocchio ma è importante anche correggere alcune abitudini di vita:

  1. Dormire con la testa rialzata per favorire il deflusso dei succhi gastrici
  2. Frazionare l’ alimentazione in tanti piccoli pasti
  3. Non mettersi a dormire appena mangiato
  4. Non indossare vestiti che comprimono pancia e stomaco
  5. Utilizzare tisane di malva e camomilla
  6. Eliminare le sigarette
  7. Bere lontano dai pasti
  8. Magiare alimenti che favoriscono la digestione: zenzero, verdure cotte, pesce fresco, carni bianche
  9. Evitare bevande gassate
  10. Fare attività fisica

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Vaccino covid e la ricerca di una gravidanza https://www.mariapiadinicola.it/2021/06/06/vaccino-covid-e-la-ricerca-di-una-gravidanza/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/06/06/vaccino-covid-e-la-ricerca-di-una-gravidanza/#respond Sun, 06 Jun 2021 18:09:27 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1823 Devo aspettare per il vaccino covid? Devo aspettare per la gravidanza? Queste sono domande che le pazienti si stanno ponendo sempre più frequentemente in questi giorni. Ogni donna che sta cercando una gravidanza sta cercando di capire se può vaccinarsi subito oppure deve aspettare che la gravidanza sia iniziata (vaccino covid in gravidanza?). La Società […]

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Devo aspettare per il vaccino covid? Devo aspettare per la gravidanza? Queste sono domande che le pazienti si stanno ponendo sempre più frequentemente in questi giorni. Ogni donna che sta cercando una gravidanza sta cercando di capire se può vaccinarsi subito oppure deve aspettare che la gravidanza sia iniziata (vaccino covid in gravidanza?).
La Società Europea di Riproduzione umana ed embriologia ha appena pubblicato delle nuove indicazioni in funzione della vaccinazione per il Covid 19.

La pandemia ha condizionato le scelte di molte coppie rispetto alla decisione di iniziare una gravidanza ma l’impatto nei diversi paesi è stato differente per questo non è stato possibile pubblicare delle raccomandazioni specifiche per queste coppie.
In linea di massima non abbiamo un’indicazione univoca ma ogni situazione va considerata insieme al ginecologo per valutare rischi e benefici in funzione anche dell’età della donna e della sua riserva ovarica.

La tipologia di lavoro che esercita la coppia oppure la presenza di eventuali malattie croniche che aumentano i rischi alle complicanze del virus devono essere prese in considerazione ed in questi casi andrebbe incoraggiata la vaccinazione, come andrebbe incoraggiata in quei paesi in cui vi è uno scarso controllo sul diffondersi dell’infezione.
Nei casi in cui la ricerca della gravidanza è procrastinabile si può rimandare a qualche giorno dopo la vaccinazione, quando cioè il sistema immunitario si è stabilizzato.

Nei casi in cui rimandare la ricerca della gravidanza non è raccomandato a causa dell’età, della riserva ovarica o per condizioni di salute della coppia si può rimandare la vaccinazione.
Come si sottolineava inizialmente quindi la situazione di ogni coppia va studiata e valutata per decidere quale sia la strada migliore da percorrere, in accordo con la coppia stessa.

Spesso è importante prendere in considerazione anche come eventuali attese possano incidere su quelle coppie che stanno attendendo da molto tempo: in particolare penso a chi sta per iniziare un percorso di fecondazione assistita.

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La prevenzione in età adulta https://www.mariapiadinicola.it/2021/06/03/la-prevenzione-in-eta-adulta/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/06/03/la-prevenzione-in-eta-adulta/#respond Thu, 03 Jun 2021 11:23:26 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1815 Una definizione precisa di età adulta è difficile, idealmente potremmo inserirla semplicemente tra l’adolescenza e la menopausa. In questa fase le donne cercano di costruire il proprio futuro, privato e lavorativo. Quale forma di prevenzione può riguardare donne giovani ed al massimo delle loro energie? Il primo aspetto da considerare è quello riproduttivo: dopo i […]

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Una definizione precisa di età adulta è difficile, idealmente potremmo inserirla semplicemente tra l’adolescenza e la menopausa.

In questa fase le donne cercano di costruire il proprio futuro, privato e lavorativo.
Quale forma di prevenzione può riguardare donne giovani ed al massimo delle loro energie?
Il primo aspetto da considerare è quello riproduttivo: dopo i 35 anni di età la capacità riproduttiva di una donna scende gradualmente, per questo motivo è importante eliminare tutti quei fattori che possono ridurla più velocemente: infezioni, il fumo di sigaretta, variazioni di peso importanti, l’obesità, lo stress, l’inquinamento, un’alimentazione non corretta, abitudini sociali come quella di procrastinare una gravidanza.

Alcuni dei fattori elencati purtroppo non sono modificabili così facilmente ma su altri possiamo lavorare per eliminarli.
Un altro aspetto sul quale si può effettuare prevenzione è quello oncologico. Lo screening per la prevenzione del tumore della cervice inizia a 25 anni ed una corretta adesione permette di ridurre drasticamente l’incidenza di questo genere di tumori. Prima dei 30 anni viene effettuato un pap-test ogni 3 anni, dopo i 30 anni un hpvtest ogni 5 anni (se siete curiose di sapere quale differenza esiste tra i due test leggete HPVTEST o PAP-TEST?).

Anche in questa fascia di età è importante la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse ed una corretta gestione della contraccezione.

Un altro importante controllo cui sottoporsi è la visita senologica, in modo da individuare precocemente patologie che possono interferire con l’allattamento oppure lesioni che possono evolvere in forme tumorali.

Infine una tappa fondamentale è la prevenzione che viene affrontata in corso di gravidanza per evitare che la stessa si complichi con patologie di diverso genere. Ogni mese vengono proposti alle gestanti, esami del sangue, delle urine, test di diagnosi prenatale, ecografie, ecc., il tutto perché la gravidanza si concluda con gli esiti migliori.

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Le emozioni sottostanti all’infertilità (A cura della Dr.ssa Anna Orfanò) https://www.mariapiadinicola.it/2021/05/29/le-emozioni-sottostanti-allinfertilita/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/05/29/le-emozioni-sottostanti-allinfertilita/#respond Sat, 29 May 2021 14:07:50 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1808 L’aspetto psicologico della coppia Il desiderio di un figlio è un momento della vita di coppia che può andare incontro a difficoltà ed imprevisti. Le aspettative e pronostici possono, a volte, essere sovvertiti e gettare nello sconforto la coppia. Aspettative continue che vengono deluse dal riscontro con una realtà crudele, con ripercussioni devastanti che intaccano […]

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L’aspetto psicologico della coppia

Il desiderio di un figlio è un momento della vita di coppia che può andare incontro a difficoltà ed imprevisti. Le aspettative e pronostici possono, a volte, essere sovvertiti e gettare nello sconforto la coppia. Aspettative continue che vengono deluse dal riscontro con una realtà crudele, con ripercussioni devastanti che intaccano la dimensione personale, sociale e relazionale della persona.
Quando una coppia riceve le diagnosi di infertilità e quando successivamente decide di sottoporsi ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), si trovano ad affrontare una crisi non solo all’interno della coppia, ma anche da un punto di vista sociale. Gli interventi di sostegno psicologico permettono di affrontare con nuove risorse lo stress causato dalla diagnosi, la crisi e promuove il benessere della coppia.

La ricerca di un figlio e la delusione del test negativo.

La ricerca di un figlio, la speranza che si ripone ogni mese in quei test, a volte si rivela una ricerca fatta di dolore e delusione. Spesso anche in questo momento della vita, la coppia è lasciata sola in balìa di stati emotivi negativi, vivendo la situazione come un fallimento personale, una maledizione, un’incapacità propria. La tristezza incolmabile, la sensazione di non avere quella potenza creativa o di essere legati a chissà quale problema genetico presente in famiglia, compromettono lo stato emotivo della coppia. Non sempre è facile, per entrambi i partner, parlarne con parenti, amici, esperti, alimentando sensazioni come senso di colpa e vergogna.

Nella nostra società sono tante le iniziative che prevedono corsi, percorsi di sostegno, da quelli pre-parto, alle visite di routine per le gestanti ai corsi per l’allattamento. Al contrario, pochi sono i progetti per le donne e anche per gli uomini che si apprestano a diventare genitori, soprattutto per chi non riesce, in poco tempo e a volte mai se non con la PMA, a realizzare il proprio desiderio. A tal proposito è importante il sostegno psicologico per le coppie, per evitare di cadere nel vortice della disperazione, con conseguente arrendevolezza e depressione. Il desiderio di un
figlio muta e matura nel tempo, rendendo la creazione di un “grembo psichico”. Il bambino immaginario – il figlio desiderato – è una fantasia radicata nell’uomo e nella donna fin dalla prima infanzia e per questo prima di avere una consistenza fisica e reale, ha origine nel modo rappresentazionale e psicologico. (Righetti, Galluzzi, p. 58).

La disinformazione, la ricerca di risposte, la vergogna e il senso di colpa spesso conducono a scelte sbagliate, a ricercare nel web le risposte ai mille dubbi senza chiedere l’aiuto di uno specialista. La paura di apprendere da un medico che possano esserci delle complicazioni, spinge alla ritirata.

La corretta informazione, le attività di prevenzione, l’aiuto di specialisti dovrebbe condurre la coppia a comprendere che a volte dietro quei tentativi falliti, potrebbero esserci dei disturbi facilmente risolvibili o legati magari solo esclusivamente ad aspetti psicologici.

La speranza di diventare madre.

La genitorialità oggi è sempre più vissuta nella solitudine della coppia, rispetto al passato non è condivisa in gruppo o in famiglia, generando preoccupazioni e ansie, percepite con molta intensità emotiva, schivando qualsiasi supporto sociale.
Il rischio è quello che rimanga un mondo in penombra. Infatti, nonostante le iniziative e gli interventi di tutela della maternità, persistono dei fenomeni sommersi tra cui proprio le esperienze di maternità complesse, talvolta irrealizzabili. Il dolore e la sofferenza provati portano spesso alla rinuncia al progetto di diventare genitori.
Esiste anche la possibilità di valutare altre alternative, come la PMA, ma non tutti hanno la possibilità di accedervi a causa dei costi elevati. Altre volte nonostante le tecniche siano sofisticate risultano inefficaci. La coppia vive un momento di smarrimento, il coraggio di fronte a determinate scelte non sempre arriva.
L’orologio biologico che sembra scandire le ore, le opinioni altrui che fanno male, che pesano, poiché magari dall’altra parte nessuno sa che quel figlio non arriva, dei continui aborti o dei trattamenti più disparati, alla ricerca di quella felicità che non arriva. Si auspica ad una comprensione totale di tale aspetto così delicato e taciuto, nel rispetto di chi vive una tale tragedia con enorme frustrazione.
In questa situazione, il primo passo da compiere è arrivare alla consapevolezza, affidandosi ad un psicoterapeuta specializzato in questo percorso. La presa di coscienza dell’impossibilità di realizzare il desiderio di diventare genitori è importante, per elaborare la situazione ed evitare ulteriore sofferenza, legata alla sensazione di fallimento.
L’immagine che le coppie sterili o infertili hanno di sé può essere intaccata in termini di funzionalità e salute fisica: ciò è dovuto principalmente all’impatto che la diagnosi può avere sulla percezione del proprio corpo, ai reali effetti dei trattamenti medici e allo stress che si accompagna ad entrambi questi fattori.

La diagnosi di infertilità

Sterilità e infertilità sono spesso termini che vengono confusi, dunque, è necessario fare chiarezza.
La sterilità è la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri della stessa sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento. Mentre il termine di sterilità primaria si riferisce a persone che non sono mai state in grado di concepire, la sterilità secondaria è l’impossibilità di concepire un secondo figlio dopo aver già concepito e/o portato a termine una normale gravidanza. Questo si verifica in caso di azoospermia, di menopausa precoce o di assenza di utero congenita.
Il termine infertilità, al contrario di sterilità, non si riferisce ad una condizione assoluta, bensì ad una situazione potenzialmente risolvibile e legata ad uno o più fattori interferenti. Secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) può definirsi infertile una coppia che non riesce a concepire dopo 12/24 mesi di rapporti non protetti e mirati. L’ infertilità è un fenomeno che interessa circa il 15-20% delle coppie.

Per quanto concerne l’infertilità i fattori che possono incidere sia nell’uomo che nella donna sono:

  • Età avanzata;
  • Uso di droghe (compreso l’uso di steroidi anabolizzanti nello sport ma anche per il body-building, cioè il doping);
  • Abuso di alcol;
  • Fumo;
  • Infezioni sessuali maschili e femminili;
  • Obesità o magrezza eccessiva (entrambe possono causare squilibri ormonali e mestruali);
  • Carenza di acido folico nelle donne;
  • Fattori psicologici e/o emotivi;
  • Fattori sessuologici (impotenza e vaginismo, in misura minore anche eiaculazione precoce e bassa frequenza di rapporti sessuali).

Nello specifico i fattori femminili sono:

  • Fattore vaginale e cervicale;
  • Fattore tubarico;
  • Endometriosi;
  • Ridotta riserva ovarica;
  • Infertilità endocrina ovulatoria;
  • Poliabortività;
  • Fattore multiplo femminile.

Nello specifico, invece, i fattori maschili per l’infertilità sono:

  • Varicovele;
  • Criptorchidismo;
  • Infezioni;
  • Isufficienza ormonale;
  • Anomalie genetiche;
  • Fattori immunologici.

Indicativamente, il processo diagnostico comprende oltre alla prima visita con lo specialista indagini più mirati per lui e/o per lei.

I passi fondamentali per la coppia dopo la diagnosi

Sia la diagnosi di sterilità sia quella di infertilità provocano una profonda crisi nella coppia, crisi che investe sia l’aspetto relazionale, sociale e la vita privata. Affinché le difficoltà vengano superate è importante per la coppia non sentirsi travolti, in balìa del senso di angoscia. Passi fondamentali per la coppia:

  • confortarsi l’uno con l’altro, la comunicazione con il partner circa i propri sentimenti e le proprie sensazioni aiuta a non sentirsi soli;
  • non alimentare l’odio verso sè stessi per la sensazione di incapacità provata;
  • riconoscere e concedersi la possibilità di ricorrere ad altre tecniche, nella consapevolezza che non si può ottenere con metodi naturali.

Bisogna comprendere come in ogni sofferenza, il processo di elaborazione è faticoso ma deve condurre alla consapevolezza, è importante prendere coscienza dell’idea che non si possono avere figli. Cercare di superare il dolore, una sorta di elaborazione del lutto, poiché anch’esso fa parte della vita e non deve condurre ad uno stato depressivo.
Qualcosa che impedisce di diventare genitori, la sensazione del fallimento, il senso di vergogna sono aspetti di quel dolore che può condurre e sviluppare diverse disturbi, oltre che a mettere in crisi la relazione di coppia.

Sostenersi a vicenda con il proprio partner è fondamentale, la relazione di coppia va salvaguardata ed è il luogo da cui si può ricominciare. Trovare conforto nell’altro e sapere che il dolore è condiviso, vissuto sicuramente in maniera diversa, ma appartiene ad entrambi.
L’appoggio e il sostegno della famiglia, per quanto a volte difficile, non apprezzato, è un’importante risorsa.
Inizialmente risulta deleterio comprendere l’impossibilità di diventare genitori, ciò non dovrebbe arrestare però la possibilità di donare amore, sarà un amore elargito in maniera differente e verso altre persone. Questo aiuta a cercare la propria strada e ad andare incontro alla serenità senza rinunciare alla voglia di accudire.
Si può essere genitori in diversi modi uno tra questi vi è la Procreazione Medicalmente Assistita e l’adozione, riappropriandosi di un dono che è stato sottratto solo biologicamente L’adozione è, non un’opzione, non un ripiego ma, un vero gesto di coraggio e rispetto, verso se stessi e verso chi ha bisogno di essere amato e accudito.
Per la donna è fondamentale non odiarsi, accertare il proprio corpo e non disprezzarlo perché vissuto come incapace di procreare.

La coppia e la PMA

Spesso di comune accordo, dopo i vari accertamenti diagnostici si palesa per la coppia la possibilità di sottoporsi ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita.
I livelli di stress cui è sottoposta la coppia sono elevati, elaborare la situazione e optare per soluzioni mai prese in considerazione, possono facilmente destare smarrimento e rivelare un vero e proprio trauma.
Le emozioni provate sono davvero tante, dai sensi di colpa alla vergogna, inizialmente si passa da un vero e proprio lutto per la perdita di quel figlio tanto desiderato e presente già nell’immaginario dei due partner. Il rischio è di incorrere in un isolamento che conduce a stati depressivi.
La coppia tendenzialmente si chiude nel proprio dolore, la mancanza di comunicazione e di sostegno reciproca è fatale per entrambi. Evitare di parlarne o aver paura che l’altro non voglia affrontare l’argomento infertilità conduce a chiudersi in se stessi, in un continuo logorio.
La rabbia e la percezione del fallimento sono sensazioni normali in una determinata situazione, ma se non adeguatamente riconosciute ed elaborate esasperano una situazione già fortemente compromessa. Si tende ad auto escludersi dalla rete sociale. Sperimentano sensazioni di frustrazione e inadeguatezza, legati al pensiero di essere incapaci, portatori di un difetto che non consente di raggiungere l’obiettivo.
Sia l’uomo che la donna vivono e sperimentano tali emozioni di fronte ad una diagnosi di infertilità, ma tendono a palesare le loro reazioni in maniera del tutto differente.
Gli uomini tendono a sentirsi colpiti nella loro virilità, oltre a questo si aggiunge il senso di colpa per la compagna determinato proprio dai trattamenti e le sofferenze a cui ella dovrà sottoporsi.
L’uomo, spesso subisce un vero e proprio trauma con conseguenti difficoltà sessuali. Non di rado gli uomini tendono a confondere la propria capacità sessuale con la capacità di procreare, minacciando così la propria identità. La donna, invece, si sente incompleta privata della funzione riproduttrice. L’idea di non poter portare in grembo un bambino e creare quella simbiosi di cui tanto si parla, generano sconforto smarrimento e perdita di ogni certezza. La maternità esiste già nell’immaginario femminile in evoluzione per tutto l’arco di vita, definisce le elaborazioni mentali della donna atte alla preparazione psicologica di una possibile gravidanza.
Nell’uomo il bambino viene concepito come duplicazione narcisistica, per la donna invece è un oggetto d’amore che conferma e qualifica la propria identità. Comunque il desiderio di un figlio trova espressione nel desiderio di coppia, terreno comune in cui paternità e maternità confluiscono compiutamente nel concetto di genitorialitò. (Fava, Vizziello, 2003, p.41).

L’infertilità potrebbe essere vissuta come una ferita narcisistica e il superamento dipende dalla personalità dell’individuo e dall’equilibrio di coppia.
La reazione di tipo depressivo è frequente nelle coppie che si trovano ad affrontare tale empasse procreativa. Questo tipo di reazione è dovuta ai fattori di stress e al sentimento di perdita vissuto come un lutto vero e proprio. In questo contesto subentra spesso anche l’isolamento sociale, la non volontà della coppia di rapportarsi con gli altri, soprattutto con chi ha figli, propensi quindi ad evitare tutte le situazioni sociali. Inoltre non si sentono compresi da amici e familiari, che sottovalutano il lutto della coppia poiché non comprendono il senso di perdita vissuto dalla stessa per un figlio mai nato. Questa mancanza di comprensione genera dolore e spinge la coppia alla chiusura con il mondo esterno.
La PMA, fortunatamente prevede tra tecniche di I e II livello, una possibilità di successo per la coppia di diventare genitori. Il motivo che spinge la coppia, la dove possibile, ad optare per la PMA è l’idea di riscontrare in tale tecnica qualcosa di “biologico”, il desiderio di poter sentire il figlio come proprio e vederlo crescere con tratti familiari. (Righetti, Galluzzi, p. 69)

Affidandosi al progresso scientifico si perde spesso quel senso di intimità e l’aspetto naturale della procreazione, così come immaginato dai due partner. Grazie però a queste tecniche la possibilità di diventare genitori non svanisce nel nulla e riaccende la speranza.
La scelta di sottoporsi o meno ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita fortifica l’unione di alcune coppie, che tentano di superare la crisi e lo sconforto contando sulle proprie risorse. In altri casi, invece, i partner si ritrovano in una relazione a due ma distanti l’uno dall’altro, incapaci di reagire insieme, confrontarsi, affrontare il problema e incapaci di giungere alla risoluzione della crisi.

L’aspetto psicologico

Per far fronte alla crisi è necessario un supporto psicologico. Il carico di aspettative e la speranza riposta nelle cure conducono la coppia alla scelta di sottoporsi ai trattamenti medici. Trattamenti che risultano essere invasivi, protratti nel tempo, test interminabili. La sessualità potrebbe essere vissuta come un obbligo, un compito da eseguire in funzione di uno scopo, perdendo il carico di intimità e generando uno stato di tensione.
Le dinamiche che scaturiscono in risposta alle diagnosi di infertilità o sterilità sono svariate e inducono la persona a sperimentare emozioni negative e contrastanti. Il sostegno alla coppia è un intervento che promuove le risorse interne dei due partner e della coppia più in generale per favorirne il benessere relazionale. Gli aspetti da tenere in considerazione sono infiniti, i programmi di PMA prevedono percorsi lunghi senza nessuna garanzia di riuscita. I fallimenti possono acutizzare il vissuto di disperazione che la coppia vive.
La consapevolezza di non poter diventare genitori pervade vari aspetti di vita della coppia, sia a livello personale sia a livello lavorativo e sociale. Auhagen – Stephanos (1993, p.8), l’Autrice asserisce che le donne “ammettono che il loro soverchiante desiderio di un figlio avvelena il loro spazio psicologico interiore”. (Righetti, Galluzzi p. 68)

La coppia dovrà intraprendere un percorso in cui è richiesto impegno, accettazione del problema e il superamento del lutto dell’immagine di sé come genitori e successivamente poter decidere se optare per un programma di PMA.
L’intervento psicologico prevede di alleviare il senso di inadeguatezza nella persona, contrastare i comportamenti disfunzionali che conducono a pensieri distorti della realtà e a reazioni inappropriate di fronte alla ricerca di un figlio che non arriva. Anche dopo aver intrapreso il percorso di PMA o di adozione è comunque opportuno il supporto psicologico per gestire possibili fallimenti o inconvenienti durante il processo e per affrontare al meglio la nuova vita e il nuovo equilibrio che si forma, da coppia a triade.

Bibliografia:

§ Benjamin J., (1988), Legami d’amore – I rapporti di potere nelle relazioni amorose,
Rosenberg e Sellier, Torino, 1991.
§ Bourguignon O., Quelques textes Freudiens sur la famille, Perspective Psychiat. I n. 55,
1976.
§ Freud S., (1905), Tre saggi sulla teoria sessuale, Boringhieri, Torino, 1993.
§ Freud S., (1914), Introduzione al narcisismo, Boringhieri, Torino, 1975.
§ Girard A., Le choix du conjount, P.U.F., Paris, 1974.
§ Lalli N., Le separazioni nel corso del lavoro psicoanalitico, Rivista Europea di Psichiatria,
vol. 2, n. 1, 1990.
§ Lalli N., La relazione terapeutica, Psicobiettivo, n. 1, 1990.
§ Lalli N., Manuale di Psichiatria e Psicoterapia, Liguori, Napoli, 1991.
§ Lalli N., Per un modello teorico-clinico dello sviluppo psichico, A.P. n. 6, 1991.
§ Lemaire J.G., (1979), Vita e morte della coppia, Cittadella Editrice, Assisi, 1989.
§ Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita. Infertilità e tecniche di PMA.
FAQ http://old.iss.it/rpma/index.php?lang=1&id=183&tipo=17
§ Rivista State of mind HTTPS://WWW.STATEOFMIND.IT/TAG/INFERTILITASTERILITA/

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Mi vaccino in gravidanza? https://www.mariapiadinicola.it/2021/05/15/mi-vaccino-in-gravidanza/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/05/15/mi-vaccino-in-gravidanza/#respond Sat, 15 May 2021 08:35:06 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1794 In questo momento in cui è stato dato ampio spazio alla fase vaccinale c’è una categoria di donne confusa perché non trova chiare indicazioni su se, quando e come sottoporsi a vaccinazione per il covid. In assenza di dati osservazionali sufficientemente lunghi alcuni paesi stanno limitando la somministrazione a categorie a rischio considerate più fragili […]

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In questo momento in cui è stato dato ampio spazio alla fase vaccinale c’è una categoria di donne confusa perché non trova chiare indicazioni su se, quando e come sottoporsi a vaccinazione per il covid. In assenza di dati osservazionali sufficientemente lunghi alcuni paesi stanno limitando la somministrazione a categorie a rischio considerate più fragili ma il dibattito, a livello nazionale ed internazionale è ancora molto acceso.

Quest’ ampia categoria è composta da: donne in gravidanza, donne in allattamento, donne che cercano una gravidanza e possiamo provare a dare qualche indicazione utilizzando un documento ufficiale che Il 5 Maggio la Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia Ospedaliera (AOGOI) in accordo con la Federazione Italiana di Ginecologia ed Ostetricia (FIGO), l’Associazione dei Ginecologi Universitari (AGUI) e l’ Associazione dei Ginecologi Territoriali (AGITE) ha pubblicato ed inviato al Ministero della Salute in cui viene espresso il punto di vista dei Ginecologi sulla vaccinazione COVID in gravidanza.

I dati raccolti in questi mesi di pandemia hanno chiaramente evidenziato come l’infezione sintomatica da covid possa influire sull’andamento della gravidanza e sulla salute dei neonati.

Inoltre bisogna considerare che il maggior rischio di esposizione per i neonati si ha nella fase postnatale.

I dati raccolti nello studio “INTERCOVID Multinational Cohort Study” hanno portato alla conclusione che:
Negli Stati Uniti sono state vaccinate 90000 donne in gravidanza con i vaccini Pfizer e Moderna senza che siano stati posti dubbi sulla sicurezza della vaccinazione.
Le donne che pianificano una gravidanza, si trovano nell’immediato post-partuum o allattano non hanno limitazioni al vaccino se non quelle legate all’ età e al loro stato di salute.

Qualora una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza non c’è indicazione ad un’interruzione volontaria, se lo scopre dopo la somministrazione della prima dose può scegliere di fare la seconda a fine gravidanza ad eccezione di persone ad alto rischio.

Queste società considerano le donne in gravidanza delle persone cui porre particolare attenzione e chiedono al ministero che vengano inserite tra le persone “fragili”, questo porterebbe alla possibilità di fornire loro il vaccino per proteggere se stesse ed i neonati.

In sintesi ogni donna deve avere la possibilità di scegliere se  accinarsi per il covid.

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Ti capita di avere delle irregolarità mestruali? https://www.mariapiadinicola.it/2021/04/30/ti-capita-di-avere-delle-irregolarita-mestruali/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/04/30/ti-capita-di-avere-delle-irregolarita-mestruali/#respond Fri, 30 Apr 2021 16:02:11 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1789 Quando il ciclo viene definito regolare? Un ciclo mestruale mediamente dura 28 giorni (il ciclo lunare appunto), tra l’undicesimo ed il sedicesimo giorno si dovrebbe verificare l’ovulazione. Le perdite di sangue mestruale  dovrebbero durare mediamente tra i 3 ed i 5/6 giorni (35-80 mL di sangue). N.B. Il conteggio dei giorni inizia sempre dal primo […]

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Quando il ciclo viene definito regolare?

Un ciclo mestruale mediamente dura 28 giorni (il ciclo lunare appunto), tra l’undicesimo ed il sedicesimo giorno si dovrebbe verificare l’ovulazione. Le perdite di sangue mestruale  dovrebbero durare mediamente tra i 3 ed i 5/6 giorni (35-80 mL di sangue).
N.B. Il conteggio dei giorni inizia sempre dal primo giorno di mestruazioni.

Ovviamente non in tutte le donne il ciclo ormonale è così preciso e matematico poiché la prima
metà del ciclo (quella prima dell’ovulazione) può essere variabile, per cui abbiamo donne che l’hanno corta e donne che l’hanno più lunga.
Un ciclo viene considerato normale e regolare se dura tra i 22 ed i 36 giorni, qualora si verifichino due cicli a meno di 21 giorni oppure a più di 36 giorni in maniera ripetuta bisogna capire perché ciò succede.

Quando c’è un sanguinamento tra due cicli o dopo un rapporto sessuale, oppure in menopausa è
bene sempre verificare che non vi siano patologie per cui sono necessarie delle terapie.

Le cause più frequenti di irregolarità mestruali possono essere:

Squilibri ormonali, formazioni polipoidi dell’endometrio, fibromi/miomi uterini, alterazioni della coagulazione, infezioni della cervice, gravidanza, sindrome dell’ovaio policistico, patologie del metabolismo oppure tumori degli organi genitali.

Nel periodo dell’adolescenza e della premenopausa l’instabilità della produzione ormonale può avere come effetto sull’endometrio dei sanguinamenti anomali o delle irregolarità nelle
mestruazioni.

Una visita ginecologica completa di controllo ecografico ed eventualmente qualche esame del
sangue possono essere sufficienti per fare una diagnosi ed impostare una terapia.
Vi sono poi delle irregolarità mestruali che non hanno una causa fisiologica o anatomica vera e
propria ma possono essere legate all’assunzione di alcuni tipi di farmaci (antiemetici, chemioterapici, antipertensivi, antidepressivi, la stessa pillola anticoncezionale) oppure a delle
importanti aumenti o riduzioni del peso corporeo o, ancora, ad un’ intensa attività fisica che riduce eccessivamente la massa grassa.

Infine segnaliamo una causa importante: lo stress prolungato, una situazione che causa una
produzione di alcuni ormoni che alterano i bioritmi del corpo.
In questi ultimi l’unico modo per è cambiare le proprie abitudini di vita!

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Il dolore delle donne infertili arriva da lontano https://www.mariapiadinicola.it/2021/04/22/il-dolore-delle-donne-infertili-arriva-da-lontano/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/04/22/il-dolore-delle-donne-infertili-arriva-da-lontano/#respond Thu, 22 Apr 2021 16:44:22 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1773 Il dolore delle donne infertili arriva da lontano, affonda le sue radici in una cultura in cui la donna è custode della famiglia e della prosecuzione della stessa mediante la maternità, infatti le donne della Roma antica non avevano un loro nome ma il nome gentilizio, cioè quello della famiglia. Ancora oggi, in tempi in […]

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Il dolore delle donne infertili arriva da lontano, affonda le sue radici in una cultura in cui la donna è custode della famiglia e della prosecuzione della stessa mediante la maternità, infatti le donne della Roma antica non avevano un loro nome ma il nome gentilizio, cioè quello della famiglia.

Ancora oggi, in tempi in cui la scienza ha confermato che le cause di infertilità sono 40% maschili, 40% femminili e 20% inspiegate, le donne della coppia infertile, al momento della diagnosi si sentono ferite, umiliate e provano sentimenti di colpa e vergogna.
Il problema è così sentito che l’istituto superiore di Sanità ha dedicato una pagina sul suo sito agli aspetti psicologici della fertilità.
Quando osserviamo la storia vediamo come l’impossibilità di procreare abbia da sempre
condizionato la vita delle donne: la sterilità era una problematica connotata di rosa; eccetto alcune casi solamente a fine ‘800 Samuel Gross, in un testo scientifico, parla di cause maschili di infertilità.

I testi babilonesi, i papiri egizi, la Bibbia, il Talmud parlano tutti di come le donne “non possano
dare figli agli uomini”.
Rachele fu accompagnata per vent’ anni dalla vergogna della sterilità, così come Sara, Rebecca o Anna che, sebbene amata dal marito, vive la sua condizione di sterilità in maniera drammatica.
La regina Mary, figlia di Enrico VIII, una donna di grande cultura veniva apostrofata come “la regina sterile”.
Lo stesso Enrico VIII ripudiò diverse mogli ed amanti poiché non riusciva ad avere un figlio maschio.
Maria Antonietta di Francia venne per anni venne definita “la prostituta austriaca” vista la difficoltà che aveva a rimanere incinta, peccato che Luigi XVI sembra soffrisse di disfunzione erettile.

Elisabetta I, conosciuta dalla storia anche come la regina vergine, non ebbe eredi ma fece dell’Inghilterra la più grande potenza navale del mondo.
Gli uomini furono per secoli legittimati, ed in alcune culture lo sono ancora, a lasciare le mogli o a sposarne altre se non riescono ad avere figli.

Fortunatamente oggi la consapevolezza delle cause di infertilità sta progressivamente minando le solide radici di questa “colpa tutta al femminile”. Le donne stesse hanno bisogno di elaborare una nuova identità femminile in cui la maternità è una parte del insieme, non la totalità.

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Vaccino covid-19 in gravidanza https://www.mariapiadinicola.it/2021/01/17/vaccino-covid-19-in-gravidanza/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/01/17/vaccino-covid-19-in-gravidanza/#respond Sun, 17 Jan 2021 13:53:44 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1631 La campagna vaccinale per il Covid-19 è ormai iniziata ma le donne in gravidanza hanno ancora forti dubbi sul fatto di sottoporvisi oppure no. Cercheremo di capire cosa dicono in merito le più importanti società scientifiche. I vaccini attualmente approvati in Italia dall’Agenzia Italiana del Farmaco sono due: uno viene raccomandato sopra i 16 anni […]

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La campagna vaccinale per il Covid-19 è ormai iniziata ma le donne in gravidanza hanno ancora forti dubbi sul fatto di sottoporvisi oppure no.
Cercheremo di capire cosa dicono in merito le più importanti società scientifiche.
I vaccini attualmente approvati in Italia dall’Agenzia Italiana del Farmaco sono due: uno viene raccomandato sopra i 16 anni in due dosi a distanza di 3 settimane l’una dall’altra, la sua efficacia è del 95% e la copertura si ha dopo una settimana dalla seconda dose; l’altro viene raccomandato sopra i 18 anni in due dosi a distanza di 4 settimane l’una dall’altra, la sua efficacia è leggermente più alta del 95% e la copertura si ha dopo due settimane dalla seconda dose.

Entrambi i vaccini contengono un mRNA che non penetra nel nucleo delle cellule (per cui non ne modifica il DNA) ma viene letto così da permettere la produzione di una proteina che viene riconosciuta dell’organismo come estranea stimolando una risposta del sistema immunitario, che sarà in grado di riconoscere ed eliminare il virus in caso di infezione.

L’m-RNA una volta letto viene degradato dalle cellule stesse.
Il vaccino ha pochi effetti collaterali (dolore nel sito di inoculazione, stanchezza, mal di testa e, a volte, febbre) e non ci sono controindicazioni per la somministrazione in fasce di popolazione più deboli come anziani ed immunodepressi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha dato controindicazioni all’utilizzo del vaccino covid-19 in gravidanza ma non lo ha neppure raccomandato. Tutte le società scientifiche più importanti (OMS, La Food and Draug Administration, il Centers for Desease Control and Prevention, l’America College of Obstetricians and Gynecologist, l’AOGOI, l’Istituto superiore di Sanità, l’AIFA, etc ) sono concordi nello stabilire che la vaccinazione è indicata nelle donne in gravidanza che sono ad alto rischio di contagio ( tasso di diffusione della comunità in cui vive e tipologia di lavoro) e/o che presentano delle patologie (asma, obesità, diabete, ipertensione) per cui le complicanze dell’infezione da Covid-19 sarebbero più pericolose per la donna ed il bambino del vaccino.

Il tasso di rischio va valutato con i medici di riferimento per ogni paziente. Al momento non
abbiamo studi su donne in gravidanza ma solamente su cavie animali, sulle quali il vaccino risulta innocuo. Qualora si resti incinta durante il programma vaccinale non è comunque consigliata l’interruzione di gravidanza ma si consiglia di posporre la seconda dose vaccinale. In allattamento non vi sono controindicazioni visto la tipologia del vaccino ma, anche in questo caso, non vi è una raccomandazione specifica.

Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) – Istituto Superiore di Sanità

 

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Gravidanza e malattie reumatiche https://www.mariapiadinicola.it/2021/01/03/posso-affrontare-e-malattie-reumatiche/ https://www.mariapiadinicola.it/2021/01/03/posso-affrontare-e-malattie-reumatiche/#respond Sun, 03 Jan 2021 11:04:03 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1625 Posso affrontare una gravidanza se ho una malattia reumatica? L’attuale risposta è si ma con un pizzico di attenzione. Le malattie reumatiche colpiscono giovani donne in età riproduttiva alterandone in maniera più o meno importante la qualità della vita. Le principali patologie reumatiche sono: Lupus Eritematoso Sistemico: si tratta di una patologia che può colpire […]

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Posso affrontare una gravidanza se ho una malattia reumatica?

L’attuale risposta è si ma con un pizzico di attenzione.
Le malattie reumatiche colpiscono giovani donne in età riproduttiva alterandone in maniera più o meno importante la qualità della vita.

Le principali patologie reumatiche sono:

  • Lupus Eritematoso Sistemico: si tratta di una patologia che può colpire diversi organi/apparati
    (articolazioni, pelle, cuore, reni, sangue) in numero ed intensità variabile.
  • Sclerodermia: colpisce la cute, l’ esofago, cuore, polmoni e reni (anche qui come per il Lupus lemanifestazioni sono variabili per numero di localizzazioni ed intensità).
  • Sindrome di Sjogren: presenta secchezza delle mucose (occhi, bocca, vagina); problematiche
    cutanee, cardiache, articolari, problemi gastrointestinali.
  • Artite Reumatoide: si manifesta con dolore a diverse articolazioni contemporaneamente, febbre, astenia.
  • Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi: spesso asintomatica presenta un aumento di alcuni
    anticorpi nel sangue. La manifestazione clinica è rappresentata da delle trombosi.
  • Psoriasi: manifestazioni cutanee.

Fino a non molti anni fa le donne con patologie reumatiche venivano invitate a non affrontare
delle gravidanze per il rischio di riacutizzazione della sintomatologia o per eventuali complicanze ostetriche.

Queste paure sono spesso ancora presenti nelle pazienti in aggiunta alla paura che le terapie
possano creare problemi nel neonato o che loro stesse non riescano a prendersene cura a causa
della malattia.

Allo stato attuale abbiamo una strategia che permette di poter ridurre i rischi che consiste nel
pianificare una gravidanza insieme alle figure mediche di riferimento (reumatologo e ginecologo) in un momento di remissione della malattia.

Alla luce di ciò è importante sottolineare che le donne con patologie reumatiche:
Hanno una fertilità normale (solo in alcuni casi ridotta da delle terapie specifiche). Possono utilizzare anticoncezionali (dispositivi intrauterini senza problemi, per gli estro-progestinici va valutato il rischio individuale).

Possono essere sottoposte a tecniche di fecondazione assistita (anche qui dopo la valutazione del rischio individuale).
Una volta insorta la gravidanza è importante che non si riattivi la patologia per cui la
somministrazione di una terapia è fondamentale.

In gravidanza possono essere somministrati una serie di farmaci: aspirinetta, eparina a basso peso
molecolare, cortisonici, azatioprina, colchicina, ciclosporina A, etc ( da sottolineare che alcune
terapie non vengono consigliate in gravidanza per l’ assenza di evidenze, non perché vi siano certi effetti collaterali per cui è sempre buona norma farla gestire da uno specialista esperto).
Una corretta stratificazione del rischio ostetrico può permettere di impostare una terapia
adeguata.

Una malattia reumatiche non rappresenta un’indicazione al taglio cesareo per cui va valutata
individualmente la modalità del parto e l’ eventuale utilizzo di una partoanalgesia.

Nella fase del postpartum può capitare che la malattia si riattivi per cui è fondamentale mantenere un filo diretto con il reumatologo, per valutare il tipo di terapia da adottare in questa fase, e con il ginecologo, per impostare una strategia contraccettiva.

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Monitoraggio Follicolare https://www.mariapiadinicola.it/2020/11/29/monitoraggio-follicolare/ https://www.mariapiadinicola.it/2020/11/29/monitoraggio-follicolare/#respond Sun, 29 Nov 2020 11:32:57 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1600 Il monitoraggio follicolare è un’esame cui una donna viene sottoposta dal ginecologo nel caso in cui abbia difficoltà a restare incinta. Lo scopo è individuare il follicolo dominante. Ma cos’è il follicolo dominante? Ogni mese il corpo di una donna seleziona un follicolo su una delle due ovaie, quel follicolo, dominante rispetto agli altri, si […]

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Il monitoraggio follicolare è un’esame cui una donna viene sottoposta dal
ginecologo nel caso in cui abbia difficoltà a restare incinta. Lo scopo è individuare il follicolo dominante.

Ma cos’è il follicolo dominante?

Ogni mese il corpo di una donna seleziona un follicolo su una delle due ovaie, quel
follicolo, dominante rispetto agli altri, si aprirà durante l’ovulazione e rilascerà un
cellula, l’ovocita, che nelle tube verrà fecondata da uno spermatozoo.

Come si individua il follicolo dominante?

All’inizio del ciclo mestruale vengono reclutati un gruppo di follicoli tra i quali si
trova quello che diventerà dominante: il monitoraggio follicolare è un esame in cui
la donna viene sottoposta ad una serie di ecografie a giorni alterni, a volte quotidianamente, per individuare in maniera precisa il follicolo dominante e quindi il giorno in cui presumibilmente avverrà l’ovulazione.
Nel corso delle ecografie vengono misurate le dimensioni del follicolo finché non
raggiunge le dimensioni di circa 20 mm, che sono quelle a cui mediamente si apre.
Le ecografie vengono effettuate con una sonda transvaginale ed iniziate in
sesta/settima giornata contando dal primo giorno di mestruazione fino a quando
non avviene l’ovulazione.

 

Qual è lo scopo del monitoraggio follicolare?

Lo scopo del monitoraggio è arrivare ad avere rapporti sessuali mirati in modo da
aumentare le probabilità di una gravidanza, oppure, qualora si stia seguendo un
percorso di fecondazione assistita, selezionare i giorni in cui effettuare le varie
procedure FIVET-ICSI. In quest’ultimo caso il monitoraggio viene associato a dosaggi
ormonali di estradiolo, progesterone ed LH per valutare i corretti dosaggi dei
farmaci.

Quanto dura il monitoraggio follicolare?

L’esame in se ha la durata di una normale ecografia, mediamente ne sono
necessarie 3-4, eccetto nei casi di ovaio policistico in cui i tempi dell’ovulazione
possono essere più lunghi e quindi possono essere necessarie più ecografie.
C’è bisogno di una stimolazione ormonale per sottoporsi ad un monitoraggio follicolare?
Il primo monitoraggio sarebbe corretto effettuarlo senza stimolazioni per verificare
se la donna ovula spontaneamente.

 

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Aspetti psicologici dell’aborto spontaneo https://www.mariapiadinicola.it/2020/11/05/aborto-spontaneo/ https://www.mariapiadinicola.it/2020/11/05/aborto-spontaneo/#respond Thu, 05 Nov 2020 20:45:20 +0000 https://www.mariapiadinicola.it/?p=1592 In un articolo di qualche settimana fa abbiamo cercato di capire quali possono essere i fattori fisici determinati un aborto spontaneo. Oggi vogliamo affrontare invece gli aspetti psicologici e lo facciamo riportando un piccolo estratto di quanto scrive la Dr.ssa Anna Orfanò sul sito www.maternitadifficili.com, un articolo in cui l’aborto spontaneo non viene considerato come […]

L'articolo Aspetti psicologici dell’aborto spontaneo sembra essere il primo su Mariapia Di Nicola Ginecologo L'Aquila.

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In un articolo di qualche settimana fa abbiamo cercato di capire quali possono essere i fattori fisici determinati un aborto spontaneo. Oggi vogliamo affrontare invece gli aspetti psicologici e lo facciamo riportando un piccolo estratto di quanto scrive la Dr.ssa Anna Orfanò sul sito www.maternitadifficili.com, un articolo in cui l’aborto spontaneo non viene considerato come un evento non prevedibile, da accettare ma come un lutto da elaborare e superare.

L’aborto precoce è un lutto difficile da elaborare, a livello sociale è poco compreso in quanto si piange un bambino mai nato.

Fin da quando una coppia inizia a parlare della possibilità di avere un figlio comincia ad avere vari immaginari riguardante la famiglia, successivamente, quando si inizia a cercare una gravidanza si inizia ad instaurare un legame affettivo con il bambino immaginario, si iniziano a fare progetti, si costruiscono delle aspettative e dei sogni.

Nel momento in cui il test di gravidanza è positivo, si fanno le prime ecografie, si inizia, assieme al partner, a fantasticare sul nome, sul rapporto che si potrebbe creare, intensificando un legame.
Per tutti questi motivi alla frase “non c’è più battito” l’esperienza può essere traumatica, a prescindere dal tempo di gestazione.

Quando la donna affronta un aborto deve scontrarsi con sensazioni di fallimento: come donna e come madre, una madre che non è riuscita a portare al termine la gravidanza.
La prima risposta emotiva all’aborto sono i sensi di colpa seguiti da rabbia, frustrazione e pensieri depressivi.

Nonostante il lutto perinatale colpisca in Italia ogni anno circa il 30% delle donne in prima gravidanza, lo spazio di supporto psicologico è poco e ancor di più lo è per l’aborto precoce.
La prima cosa da fare dunque e l’accettazione di questo lutto socialmente non riconosciuto.

La psicoterapia strategica breve integrata è particolarmente adatta a facilitare il processo di elaborazione del lutto, lavorando in direzione del cambiamento e della riorganizzazione con strategie e pianificazioni, la persona verrà accompagnato a “vivere il lutto”.

Ognuno ha diversi modi di affrontare il lutto, di conseguenza anche la terapia andrà adattata al paziente, al suo sistema percettivo-reattivo.

Una delle parti più difficoltose è affrontare la negazione sociale di questo tipo di lutto che spinge a “riprovarci subito … ”.

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